[perde chi dimentica]

pioveva. pioveva quel giorno, quella liberazione. pioveva un’acqua sporca, pioveva senza scampo, pioveva un’acqua sghemba, pioveva che non smetteva mai.
eravamo una folla di bandiere inzuppate da quella pioggia che cadeva, veniva giù, sempre più giù quella pioggia che non finiva. pioveva che dio la mandava, quell’acqua nera, quell’acqua così liscia che pioveva giù. ero nella folla, ero una bandierina annodata al polso, ed ero la voce della pioggia che veniva giù, sempre di più, sempre più forte, e le nostre bandiere flosce in quel giorno, quella liberazione. ero la voce del canto, la volpe rabbiosa e i covoni di grano, mentre la pioggia mi entrava nelle scarpe, e pioveva che dio la mandava, e quell’acqua tutto sembrava sommergere, quell’acqua triste, quell’acqua grigia che veniva giù, sulle bandiere zuppe.
ero la piazza, una bellissima piazza, le guglie del duomo, la madonnina che la pioggia bagnava, che le sue lacrime, che l’acqua pesante veniva dritta, sempre di più. ero tutte le vite sepolte sotto ai papaveri, e Rosso, e Lupo, e Sandro, e Nilde, e Tina. e Agnese, Agnese che va a morire. ed ero Pietro. ero Pietro, un po’ del suo sangue, le lettere del suo nome, nel mio sangue e nel mio nome, massacrato, massacrato, massacrato. ed ero i monti di mia nonna, le sue terre di confine. ero nei nomi antichi. nelle ruote delle biciclette, nel battito furioso del cuore. nelle cime, libere, che sfiorano il cielo e la giovinezza, il suo tributo.
e pioveva, pioveva che dio la mandava, che l’acqua ferrosa, tutta quell’acqua ferma veniva giù. ero là. nella folla. nella piazza, una bellissima piazza. e resistevo.
come ora.
come ancora, e ancora, e ancora.
finché la pioggia non smette.

25 April 2008 - Comments Off - permalink

Eravamo liberi

di smokersmoke

Cascina Razzina, Bordolano (Cr) - Foto: Luisito Bianchi, 1958 cca
Foto: Luisito Bianchi

C’erano i glicini, sui ferri del pozzo fuori dalla casa. Primavera. Si sentivano gli spari da dietro il monte. Partigiani, come me. La casa era vuota, i mobili a pezzi, il tetto bruciato. Non c’era mia madre, lei no, non c’era, e mio fratello, e i nonni, neppure lui, neppure loro. Terra bruciata, odore di fumo e di morte, roba che non si spiega, che secca la gola, che mette addosso la sete. C’erano i glicini, sui ferri del pozzo. Primavera, ed eravamo liberi. Ma l’acqua del pozzo, era rossa di sangue.

18 April 2008 - Comments Off - permalink

Dove sono?

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