Dei piccoli insignificanti malesseri

«Dietro ci sono i nostri nomi larghi, con le vocali, le timide vocali incastrate nel mezzo dei suoni secchi e onesti. Ci sono i capelli, dietro, e le ciglia, e le braccia, le piccole dita dei piedi e tutte le tazzine sporche di caffè coi fondi che vorrebbero parlare di un futuro incerto. Dietro c’è il cielo, che è un grande mentitore, ci sono le notti coi pulsanti sogni, e i tradimenti, e il nostro sangue, diramazioni capillari, e un fiume che trova la via del mare, la trova sempre. Le bugie e le verità, ci sono dietro, a ciascuno le sue, unite in un coro muto come se tutto il mondo fosse diventato sordo.»

Piera Ventre

Dei piccoli insignificanti malesseri, talvolta, si prendono gioco di noi. Piccoli perché non sempre i dolori si dicono. E malesseri perché capita che non siano veri e propri dolori, ma mali d’essere, marchi di fabbrica. Ché forse, quando ho dato il titolo a questa trilogia di racconti, avevo in mente De Gregori coi suoi piccoli dolori “…passano ad uno ad uno, tutti i miei vizi in croce, e ti vorrei parlare, ma ho perduto la voce…”

Il fatto poi che, a causa di quel piano inclinato su cui muoviamo i nostri incerti passi, da insignificanti quali erano, questi cronici dispiaceri diventino la caletta ombrosa sulla quale si arenano, stratificando, spettri e inconcludenze, rimpianti e rancori, le occasioni perdute e tutto ciò che avremmo voluto essere e non siamo riusciti a diventare, mi ha fatto pensare a certe esistenze opache, a certe tragedie che deflagrano, apparentemente, senza annunciazione, per cui, dopo, gli intervistati ai telegiornali, parlando dei loro vicini improvvisamente folli, si affannano sempre a dire, sembrava una persona normale.

La soglia, quella tra l’irreprensibilità d’un’esistenza riconducibile ad un’accettabilità conclamata e la devianza, mi chiedo da tempo, quale sia. Non trovo confini netti. Siamo in bilico, continuamente, in quella terra grigia, non bianca, non nera, che è il pericolo del passo che può, comunque, tracimare nel campo minato dello scarto. “…ho un vuoto nel futuro, un morso nella memoria. Cicala nel cervello, granchio fra le lenzuola…”

*

Appoggio tra i libri di oraSesta anche la versione “libro digitale-ePub” dei piccoli insignificanti malesseri di Piera Ventre.  Queste (sue) parole di presentazione sono state salvate dalla ormai affondata piattaforma splinder. t.m.

21 February 2012 - 1 commento - permalink

A Margherita la Grande

di Luisito Bianchi

Perla preziosa, Donna Margherita,
che ancora inverti in un pugno di polvere
dispersa in resti d’ardenti roveti
il titolo di Donna che fu tuo
per la monastica scelta, lo stesso
di tenerissimo annuncio che corse
veloce sotto i portici di piazza
San Petronio, passato ormai un secolo,
lacrimata carezza sul tuo corpo
di fresca giovinetta ti ricordo,
sposa sorella e madre, Margherita,

e ti canto col Cantico dei Cantici
nella mia carne d’ultima stagione
che ancora di bagliori in tua memoria
s’accende come lampi all’orizzonte
in serate d’agosto a fare festa
non so se al giorno che muore o alla notte
che viene in brividi di fredda luce.

- Luce luce -, e fu l’ultimo tuo soffio
come suggello di splendida Donna;
a me di tua presenza serbi, Amata,
mentre stamane vado al cimitero,
l’antico atteso profumo dei tigli.

Vescovato, 6 giugno 2001
(ore 6,30, l’ultimo verso al cimitero di Levata)

5 February 2012 - 0 commenti - permalink

Lo scalcatore

Qui come altrove 20.

di Zena Roncada

Qui come altrove, c’è l’uomo che fa lo scalcatore.
Lo chiamano in case raggrinzite di freddo e di livore, perché scalchi i rimorsi.
(I rimorsi son ossi di coscienza, piantati a fittone nei ricordi, come certe conchiglie nell’argilla: vanno tolti, per rendere più tenera la vita)
L’uomo stende le coscienze sul tagliere, le apre con lame delicate, seguendo i nervi delle storie. E’ lì che incontra promesse disattese, vendette, fughe e tradimenti.
Per rimuoverli l’uomo dice solo due parole: “anch’io”.
Al suono, i rimorsi si sciolgono nel grembo di una vasta, materna umanità.

23 January 2012 - 0 commenti - permalink

Blog&nuvole

Blog&Nuvole è stato un progetto nato dall’idea di Lucia Saetta e Cristina Vannini Parenti, realizzato con la collaborazione della Triennale di Milano e della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, e con il patrocinio di Confartigianato Imprese. La (splendida) grafica della sua presentazione sul blog dedicato è a cura di Salvatore Mulliri.
Alla fine del gennaio 2012 si spengono i server di Splinder: un piccolo mondo virtuale (dentro il quale però si muovevano intelligenze e sentimenti di uomini e di donne) scomparirà, si perderanno tutti i blog che gli autori non hanno potuto salvare su un’altra piattaforma.
Non sarà, dunque, considerata ingerenza, mi auguro, se oraSesta mette sulla scialuppa alcune delle tavole, quelle che a suo tempo erano state già segnalate con un link su queste pagine (o meglio, sul “vecchio” blog di oraSesta su Splinder).

Il Robot
(disegni di Victor Togliani, testo di Usermax)
Il Cristo di carne
(disegni di Akab, testo di Filippo C. Battaglia)


p.s. C’è da aggiungere che da questo post-ricordo è nata l’idea di mettere in salvo – come e quanto si poteva – blog&nuvole.

t.m.

12 January 2012 - 5 commenti - permalink