L’asino, l’uomo, il loro re

Poteva sembrare un’idea bizzarra quella dell’asinella che accompagnò don Luisito dalla chiesa al cimitero di Vescovato. Ma non lo è stata per niente.

Evoca, poi, una delle sue storie pasquali della quale mi piace riportare qui le prime righe.

 t.m.

 

“Andate nel villaggio che vi sta di fronte, e subito entrandovi troverete un asinello legato, sul quale nessuno è mai salito. Scioglietelo e conducetelo. E se qualcuno vi dirà: perché fate questo? Rispondete: Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”. Andarono e trovarono un asinello legato vicino a una porta, fuori sulla strada; e lo sciolsero.

Evangelo di Marco 11, 2-4

Dal giorno in cui il tabarro di mio nonno mi raccontò la strabiliante storia dell’asino che, dopo aver portato Gesù in trionfo, lo riconobbe suo re davanti a Ponzio Pilato ricevendone la grazia del martirio, mi nacque il desiderio di sapere di più sul conto di quello stupendo animale, perché anche con le bestie deve capitare quanto succede cogli uomini: c’è tutto un lavorìo di generazioni e di generazioni che si trasmettono il loro fagottino di vizi e di virtù, e, tenta in un secolo, tenta in un altro, una virtù comincia a far capolino dal piccolo fagotto, s’esibisce in alcune prove per un paio di generazioni, anche tre, si fortifica ancora durante le generazioni che le sono necessarie, e poi si manifesta in tutta la sua bellezza in chi chiamiamo grande: grande musicista, grande pittore, grande poeta, grande santo, grande eroe o in chi definiamo semplicemente un uomo, senza bisogno d’aggiunte.

Per la Genealogia dell’asino vi rimando a C’era una volta Pasqua al mio paese (Gribaudi, 2006, p. 111 e seguenti).

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Viboldone, 7 gennaio 2012

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Luisito Bianchi

23 maggio 1927 – 5 gennaio 2012

5 January 2012 - 5 commenti - permalink

Viboldone

Fatica di disporre sull’altare
l’usuale disegno con gli scampoli
di giorni che promesse di raccolti
nutrirono ma ceste e mani vuote
elessero ad insegna;
e tu mia sorte
segui con somiglianza di ritagli
che tenerezze schiudono d’inviti
alla pazienza di semine nuove.

 

Queste parole di don Luisito Bianchi accompagnavano uno degli acquarelli di Aldo Gasparini nel libro Signora di silenzi e di marcite.

Sono, questi, tempi di “pazienza di semine nuove”.

La terra di Viboldone, attorno all’Abbazia signora di silenzi e di resistenza – quella che Aldo Gasparini con amorevole pazienza ritrae e poi, generosamente, ci offre -  è terra in cui continueremo a riporre i semi della speranza.

4 January 2012 - 0 commenti - permalink