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Ennio Serventi

Il ragazzo e la sarta che cantava

Canzoni, amore e militanza

«J’aimerai toujours le temps des cerises

Et le souvenir que je garde au coeur...»

Jean-Baptiste Clément

Era grata a chi, invece che alla filanda, dopo la scuola elementare l’aveva indirizzata a quel laboratorio (“ho fatto anche la sesta” diceva con orgoglio).

La bottega del signor Emilio Faia – sarto prestigioso, ciclista, sportivo appassionato, fondatore con altri e primo presidente della Unione Sportiva Cremonese – apriva la sua vetrina in quella strada che è adesso corso Mazzini, proprio a lato della antica farmacia del dott. Leggeri che ancora esiste.

La natura era stata prodiga con il signor Emilio, fornendolo di padiglioni auricolari di dimensioni tali che fino a qualche anno fa ancora se ne parlava. Nel laboratorio prestavano la loro opera una decina di lavoranti, uomini e donne in una, per lei assolutamente nuova, promiscuità. Il giorno che fece il suo ingresso in quella sartoria, accompagnata da una istitutrice del collegio, uno di quei lavoranti la salutò anche con un sorriso. Lei si accorse più tardi che era claudicante. Veniva tutti i giorni con la bicicletta dal suo paese, Castelvetro Piacentino. Una volta ebbe una piccola discussione con il signor Emilio e lei, “la piccinina del collegio” come lui la chiamava, l’aveva sentito rispondere ai quei rimbrotti del principale con una ben scandita, per lei misteriosa frase: “verrà il giorno della riscossa”. [segue]

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“Guarda giù dalla pianura / le ciminiere non fanno più fumo / i padroni dalla paura / son compagnati dai carabinier, dai carabinier” è un bel canto proletario. Lei cantava mentre era intenta al lavoro, seduta sul tavolo, le gambe accavallate con un piede appoggiato ad una sedia.

Rimarcava con la voce la doppia ripetizione dell’ultima parola di ogni quartina accompagnandola con un deciso movimento della testa quasi a volere dare più forza alla azione descritta dal canto: “per sconfiggere il capital, IL CAPITAL” e scuoteva con forza la testa.

Noi la cantavamo come canto per la rivoluzione, come invocata in un verso, quando il cantarla era ancora proibito. Il significato di molte delle proposizioni di quel canto nonostante i miei ed i suoi sforzi, mi rimase oscuro per molto tempo. Fu dura capire cosa significasse “abbattere il capital, il capital”. Anche negli anni postbellici la lotta politica fu sempre contro i capitalisti e non contro il capitale. A metà degli anni sessanta ricevetti un severo rimbrotto da un prestigioso dirigente locale del partito che mi ricordò come il capitale esistesse “anche in Russia”.

In quegli anni ci fu una riscoperta e rivalutazione culturale degli antichi canti di lotta e del lavoro. Lei cantò e Mario Lodi di Piadena registrò Laurina a la filanda, e Guarda giù dalla pianura.

Ines Serventi canta "Guarda giù dalla pianura"