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Ti prende e – se ti lasci prendere – ti porta via e ti incanta la
scrittura, sospesa tra l'onirico e il reale, tra la poesia e la
prosa, di Piera Ventre. Remo Bassini |
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(T.M.) |
«ti vorrei parlare, ma ho perduto la voce» |
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«Dei piccoli insignificanti malesseri, talvolta, si prendono gioco di noi. Piccoli perché non sempre i dolori si dicono. E malesseri perché capita che non siano veri e propri dolori, ma mali d’essere, marchi di fabbrica. Ché forse, quando ho dato il titolo a questa trilogia di racconti, avevo in mente De Gregori coi suoi piccoli dolori “…passano ad uno ad uno, tutti i miei vizi in croce, e ti vorrei parlare, ma ho perduto la voce…” Il fatto poi che, a causa di quel piano inclinato su cui muoviamo i nostri incerti passi, da insignificanti quali erano, questi cronici dispiaceri diventino la caletta ombrosa sulla quale si arenano, stratificando, spettri e inconcludenze, rimpianti e rancori, le occasioni perdute e tutto ciò che avremmo voluto essere e non siamo riusciti a diventare, mi ha fatto pensare a certe esistenze opache, a certe tragedie che deflagrano, apparentemente, senza annunciazione, per cui, dopo, gli intervistati ai telegiornali, parlando dei loro vicini improvvisamente folli, si affannano sempre a dire, sembrava una persona normale. La soglia, quella tra l’irreprensibilità d’un’esistenza riconducibile ad un’accettabilità conclamata e la devianza, mi chiedo da tempo, quale sia. Non trovo confini netti. Siamo in bilico, continuamente, in quella terra grigia, non bianca, non nera, che è il pericolo del passo che può, comunque, tracimare nel campo minato dello scarto. “…ho un vuoto nel futuro, un morso nella memoria. Cicala nel cervello, granchio fra le lenzuola…”» |
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