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Anno
1684
Riverberi
di spada a doppio taglio
il
coro in dodici seggi ritagliano
vuoti
ogni giorno, quando timoroso
il
tredicesimo al centro riempio.
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Dodici sporte piene sono palma
al
vincitore e dodici tribù
pronte
a mutarsi in angeliche schiere;
dodici
coppe al vinto di veleni
e
dodici turcassi di flagelli –
mi
proclami dall’alto immandorlato
di
gloria, a destra incantate figure
e
tormentata carne alla sinistra.
-
Ah no – scosso da tremiti t’oppongo –
truccata
lotta è questa se vittoria
già
decretasti ad agnello sgozzato.
La
falce mostrami che già fu spada,
e
precedenze di ladri, e catini
per
piedi sporchi, e fango sulle dita
ad
attizzare di luce pupille
spente,
e granai di pietre mai lanciate.
Per
pari lotta sfida onesta è questa,
o
mio Signore, e giusto premio al vinto
delle
tue stesse ferite la gloria -.
Questo
ogni giorno oppongo al doppio filo
del
tuo giudizio e tremore a tremore
aggiungo
per stoltezza di parole
che
dagli stalli di dodici vuoti
sul
tredicesimo aguzze rimbalzano
a
ferirmi di sfide già consunte.
Alzo
la testa e mi vedo specchiato
nell’avvinghiato
corpo che ai tuoi piedi
sudditanza
confessa e nudo attende
che
le sue braccia a stadera distese
segnino
il corso di folle perdono.
Sulla
cimasa del coro sta scritto
quando
la lotta iniziò quotidiana
tra
tredici chisciotti ed un gigante:
se
la tua vista è usa a cifre oscure
puoi
legger con chiarezza a tuo conforto
anno
milleseicentoottanta e quattro. |