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Luisito Bianchi: Salariati

   
 

Presentazione

 
 

Conosco questo lavoro da quando l’autore lo componeva entro una ampia stanza che serviva da studio e da ricevimento, da riposo notturno, da biblioteca, da consolazione personale, dopo tante giornate variabili, e qualcuna amarissima, di incontri e scontri.

Il paesaggio di quella stanza rifletteva abbastanza alcuni caratteri personali di chi vi abitava: molto era pittoresco, poco vi era di consueto, quasi tutto in disordine.

Forse anche questo libro ha preso qualcosa di quel piccolo mondo di bohème cristianizzata nel discorrere, lucidità nel compaginare, calma nel riflettere, cogliendo le cose entro una prospettiva sicura.

L’autore ha sofferto la sua ricerca: la cascina non è un luogo, è un modo di vivere; il salariato non è un elemento sociologico, è una persona clamante; le cose che fanno parte del quadrilatero del cascinale non sono strumenti di lavoro, ma componenti uno stato di famiglia; e così pure ciò che avviene: i traslochi, la vita comunitaria, la religiosità, la politica esprimono stati d’animo e momenti di un mondo, che ha stentato ad entrare in comunione con altri settori della vita sociale.

L’analisi è stata accertata su prove inedite e l’autore è fuori e dentro la materia del suo narrare, che è ricerca e canto: fuori perché deve rilevare le situazioni e i fatti; dentro perché deve e vuole interpretarli.

Questa duplice dimensione anima il soggetto senza divaricare la ricerca: si potrebbe eventualmente parlare di una lievitazione della materia per mezzo di osservazioni e di richiami, che denunziano una posizione spirituale caratterizzata: sensibile, talvolta maliziosa, ma sempre coscientemente avvertita.

L’angolo di terra preso in considerazione è quello caro alla tradizione padana: uno squarcio di zona rurale dove Guido Miglioli venne sessant’anni fa a dare speranza al salariato. Egli ne propose la abolizione radicale che poi divenne trasformazione del rapporto sociale, resa vano da noti eventi politici. Questo saggio sulla cascina padana ne rievoca tacitamente la figura sporgente sul piccolo mondo paesano.

Né occorre ricordare che l’autore è profondamente sensibile alla dimensione umana. Lo sguardo realistico e pietoso su brani di povera gente, assoldata per la fatica sul campo altrui, costituisce le pagine più ricche di storia e di presagio. Il loro valore sta nell’aver cercato notizie, misurate le condizioni ed esposto l’evento.

Luisito Bianchi lo ha descritto sospinto da una ispirazione evangelica, entrando così nella tradizione mista di rilievo statistico e di contemplazione del mondo contadino, che fu sempre saliente dagli occhi al cuore del credente: la cascina, il salariato, il padrone sono dei crocevia, che annunziano il fluire entro il paese solitario del Po di orme evangeliche contratte o spente o vive: società che attende l’ora del vangelo, uomini come Cristo umiliati e deformi, luogo di passioni umane contenute e disperse, condizione di rinnovamento verso terre nuove sotto cieli rinnovati.

Carlo Bellò

 

   

 

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