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Oggi più che mai, si
estende la pretesa di «confinare la Chiesa, cieca e muta, nel ritiro del
Santuario» (Pio XII, all. al Concistoro del 20
febbraio 1942). Perché la Chiesa vuole intervenire in questioni che non
La riguardano? Perché vuole interessarsi di politica e di economia? Non
sono questi i campi che competono esclusivamente all’azione dei partiti,
dei sindacati, delle società intermedie e dello Stato?
Tu,
lavoratore cristiano, senti spesso questa obiezione, soprattutto ad ogni
scadenza elettorale. Nella fabbrica, sui treni, sulle corriere che ti
portano, ogni giorno, al tuo lavoro, i tuoi amici ti rivolgono
l’obiezione e vogliono da te non tanto una risposta quanto una protesta
che si unisca alla loro contro l’ingerenza della Chiesa.
Tu,
esternamente, non ti lasci affatto intimidire; sai rispondere; ma spesso
la tua risposta è come una difesa dell’operato della Chiesa e per
questo non convince, anzi provoca il gusto di un nuovo attacco. È poca
accortezza voler difendere la Chiesa. Essa non ne ha bisogno. Ha lo
Spirito Santo che La difende. Tu devi difendere l’uomo perché è lo
stesso uomo che è oggetto di difesa da parte della Chiesa quando Essa
scende sul pino temprale.
Impostando
così il problema puoi controllare l’obiezione che prima ti sfuggiva
dalle mani come un’anguilla perché era solo affermazione polemica e
costringere i tuoi obiettori alla difesa perché li porrai davanti a due
precise domande:
1)
Ha il diritto la Chiesa di difendere l’uomo?
2)
I mezzi ch’Essa propone per questa difesa dell’uomo intiero sono
veramente efficaci?
Come
vedi, dipende dalle risposte a queste domande determinare la legittimità
o meno dell’intervento della Chiesa sul piano temporale.
Cerchiamo
assieme di dare una risposta.
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