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3. L'euchairista

Io non so se credo, o Signore, ma aiutami a mettere tutta la mia vita sotto il tuo giudizio, lasciando a te la cura di decidere, nel giorno del nostro incontro svelato, se ho creduto o meno. Non so se ho capito la tua Parola, ma se veramente ti sei identificato col minimo che ha sete e fame, che è nudo malato prigioniero, se è sulla mia risposta alle necessità di questi minimi che tu giudicherai la mia fede, aiutami a superare le mie resistenze, la noia di vivere cogli altri, di pensare agli altri, di fare degli altri il punto di riferimento che mi porta a te; aiutami a ricuperare, ogni giorno, queste posizioni dalle quali la mia paura del dono, da fare e da ricevere, mi getta lontano, come Giona che sfida l’avventura d’una fuga pur di non abbandonarsi all’avventura guidata dal tuo giudizio.

Aiutami a non strumentalizzare l’Altro, nemmeno col pretesto che ricerco in lui il tuo volto, dovendomi bastare che sia il volto d’un uomo: e tu solo sai che cosa esso celi. Aiutami perché il mio andare all’Altro sia un riflesso della tua Gratuità, come l’aria che entra non appena il vuoto si apre, senza chiedere nulla.

Non so se credo, o Signore, ma aiutami a non cercarne risposta, perché anche la mia fede o la mia mancanza di fede siano l’espressione più spoglia, più scarnificata dell’accettazione della tua Gratuità. Una sola cosa so: che tu mi ami e, con me, tutti gli uomini d’un amore gratuito, e quindi infinito, che precorre e supera qualsiasi risposta, che vanifica ogni mia parola nella Tua pronunciata per sempre, o Gratuità fatta Uomo.

***

(Da una pagina di un annale della Chiesa, senza data di tempo-chronos, perché chi la legge possa sentirla contemporanea, come emergente dal tempo-euchairìa).

«Uscì Simon Pietro dalla sua casa vicino al fiume. Portava una canna da pesca e il sacchetto della colazione. Per strada incontrò degli amici. Dicit eis Simon Petrus:

- Vado piscari.

Dicunt ei:

- Venimus et nos tecum.

Ma uno degli amici li fermò:

- Che credi di pescare, Simon Pietro! L’acqua è inquinata e un pesciolino non lo troveresti per tutto l’oro del mondo.

- Amico, rispose Simon Pietro, non sono un pescatore di pesciolini. Io prendo storioni!

- Ma non è il tempo degli storioni - si meravigliò l’amico, colto all’improvviso da quella pazza battuta.

È sempre il tempo degli storioni - ribatté risoluto Simon Pietro.

L’amico si ricordò e credette. Tutti andarono al fiume. E fu una giornata di festa».

 
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Dialogo sulla gratuità, Gribaudi, 2004, pp. 166-167