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Per lavoro scrivo di storie che non sono terreno
adatto alla fantasia, forse buono per la creatività, ma per la fantasia
proprio no.
Ho voluto vedere come fosse scrivere per
liberare, disordinatamente e con il gusto per una salutare superficialità,
da dilettante che non conosce le regole di questo gioco.
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Mi sono divertito: delle categorie umane la
fantasia è l’unica che realizza compiutamente la libertà intellettuale
perché non sopporta né piccoli semidei corrucciati e censori né i loro
rumores severiorum.
Ciò che la alimenta un po’ autobiografico lo è
sempre. Qualcuno o qualcosa che assomiglia a quel che vive in queste
pagine esiste – o è esistito – davvero, anche se ricordare che tutto quel
che è scritto qui è inventato e che luoghi, tempi e persone sono solo
quelli della storia e della geografia del cuore è comunque doveroso. […]
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