«Son quattro case, la rossa abbazia…»

In un paese come l’Italia dove ovunque ti giri ti trovi di fronte a pietre di millenaria memoria, la passione per un borgo rurale che di anni non ha nemmeno cento può facilmente essere liquidata con un’alzata di spalle.
L’abbazia sì, dai tempi degli Umiliati resiste alle intemperie (della natura e della “cattiva natura” dell’uomo). Muri e torrioni che la proteggevano sono caduti; le due corti hanno inglobato pezzi di edifici dei tempi del monachesimo; il negozio di prodotti alimentari, le case dei contadini, la roggia, resistono, avviati alla fatiscenza oppure…
…Oppure a “sorte migliore”. Quale sarebbe, poi, questa sorte migliore? Può essere “migliore” se è avvolta dall’ombra della speculazione?
L’attuale forma delle corti e le “quattro case” risalgono all’inizio del secolo scorso. Il valore “monumentale” di qualche singolo edificio è difficilmente difendibile.
Va difeso, questo senz’altro, il valore monumentale del complesso, del borgo. La sua “spiritualità”. La sua “integrità spirituale”.
Chi è “titolato”, oggi, a difendere “l’integrità spirituale” di un luogo: gli enti locali? la Sovrintendenza? la Chiesa? Chi è “titolato”, oggi, a difendere – come ama definire Viboldone Luisito Bianchi – un «luogo di Resistenza»?
OraSesta è felice di presentare le fotografie di Paolo Macchi (“ciclista-fotografo” di Borgomanero), scattate il 6 maggio 2007.

La sua non voleva essere una “documentazione monumentale”. Sono scatti di chi si è fatto cogliere dalla bellezza di questo luogo di Memoria, rosso e verde – trama e ordito di spiritualità di quelle “quattro case” di Viboldone accanto alla «Signora di silenzi e di marcite».

7 May 2007 - Comments Off - permalink

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