«L’immagine del tempo di un fiocco di neve»

Bella pretesa. Scegliere qualche decina di fotografie per evocare – se non proprio per raccontare – uno scorcio del secolo scorso. A proposito. Quand’è che ci abitueremo a considerarci come vissuti anche noi (anche) nel secolo scorso? Uno che si guarda nello specchio mai si direbbe: “ecco il futuro passato”. Uno che guarda nell’obiettivo di una macchina fotografica magari penserà: “eccomi, presente”. Caso mai: “mi vedranno così anche i miei nipoti, un giorno…” Con il vestito bello o con le mani sporche del lavoro, questo sono io, con la mia casa, con la mia città, con la mia famiglia o con gli amici, con il paesaggio sognato delle vacanze, con il mio lavoro interrotto dallo scatto. Questo sono io, questa è l’immagine di una frazione del mio tempo e del mio spazio.

Scelgo qualche fotografia… Prendo qualche fiocco di neve per raccontare l’inverno. Eppure: un cristallo di neve ha in sé il “codice” della neve e dell’inverno. Allora forse questa impresa, questa scommessa de Il Piccolo è come quello dello studioso che, rapito sì dalla sua bellezza, mette poi il fiocco di neve sotto un microscopio per leggervi la storia di una nevicata sopra i tetti di una città.

A ben considerare, anche la scrittura è immagine, sia nella sua manifestazione materiale, sia attraverso le parole che fanno da tramite evocativo del mondo oggettivo. Ma dai graffiti rupestri ai manifesti pubblicitari, la vera capacità di rappresentazione virtuale della realtà è stata affidata alla sua riproduzione grafica. Da quando esiste la fotografia, la cronaca degli eventi è considerata monca senza l’immagine. Segno di sempre meno fiducia nelle parole? Ora che esiste anche l’immagine in movimento, siamo circondati da immagini che scorrono, fino alla tracimazione: anche le immagini più terribili ci scorrono di dosso per quanti anticorpi abbiamo sviluppato a nostra difesa. Perché l’immagine è informazione ad altissimo potenziale emotivo.

Forse è ora di fare un passo indietro e riguardare le immagini fisse del nostro album fotografico. La fotografia, nella sua immobilità, esercita il fascino “amarcord” misto all’invito all’approfondimento. Ci da tempo per scorgere un particolare sullo sfondo in cui riconoscerci, ci da il tempo che era anche nostro. Perché uno scorcio di secolo non scivoli via come superato.

 

Memorie della nostra terra – (3 settembre 2005)

L’eredità della ditta Frazzi – (10 settembre 2005)

I salariati delle cascine – (17 settembre 2005)

Le piazze dei lavoratori – (24 settembre 2005)

Il rito delle Feste dell’Unità – (1 ottobre 2005)

I “volti della storia” – (15 ottobre 2005)

Renzo Antoniazzi, 1930-2005 – (22 ottobre 2005)

I nuovi volti delle campagne – (29 ottobre 2005)

Un ragazzo di Porta Ladra – (5 novembre 2005)

Franco Dolci: Il dovere della memoria – (12 novembre 2005)

11 October 2011 - Comments Off - permalink

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