di Milvia

Mi ricordo che, avrò avuto sei anni, una sera alla radio hanno trasmesso un avviso per una signora sconosciuta che aveva comprato scatole di salmone avariato: sono andata avanti un sacco di tempo ad aver paura di notte delle parole “sconosciuta” e “salmone”.
Mi ricordo quando la televisione era più bella dei televisori.
Mi ricordo che io l’hula hop non riuscivo mai a farlo girare.
Mi ricordo quando si diceva sempre “a monte”.
Mi ricordo… mi ricordo quando la sinistra era a sinistra.
Mi ricordo quando il Corriere dei piccoli costava 25 lire, che poi una volta me lo ha mangiato un daino dei Giardini Margherita.
Mi ricordo… mi ricordo di una volta che avevo otto o nove anni e eravamo andati sul monte di San Luca a fregare le ciliegie. E io non sono stata veloce a scappare e mi ha beccato il contadino che era siciliano e ha chiamato i carabinieri e intanto mi diceva ladra ladra ladra da noi non si fa.
Mi ricordo il cortile di mia nonna in via Bentivogli che mi sembrava enorme e adesso ci hanno fatto un museo all’aperto e io penso che per intere estati ho giocato sopra dei reperti archelogici e questa cosa mi fa molta impressione.
Mi ricordo che a vedere Love Story ero l’unica femmina che non piangeva.
Mi ricordo… mi ricordo mio padre che leggeva Il sergente nella neve e piangeva senza rumore.
Mi ricordo che mio figlio a tre anni quando c’era in TV la pubblicità della Galbani si arrabbiava moltissimo e urlava con tutto il fiato: non vuol dire fiducia, ma cannuccia!!!! In questi giorni ci ho ripensato e ho dedotto che mio figlio era un preveggente. Anche se non ho mai capito cosa intendesse per cannuccia.
Mi ricordo altre cose che non vorrei ricordare. Ma me le ricordo.
