Rivive il capolavoro di don Luisito Bianchi

La Fondazione Dominato Leonense presenta

La messa dell’uomo disarmato
cd audio dal romanzo di Luisito Bianchi

Lunedì 23 aprile 2012, ore 21
Sala consigliare di Flero (Bs)
Piazza IV novembre 2

Intervengono la curatrice Maria Elisabetta Marelli, Luigi Pettinati per la Fondazione Dominato Leonense e Vittorio Bellavite, conoscitore della poetica di Luisito Bianchi
Letture sceniche di Anna Goel

La Fondazione Dominato Leonense omaggerà i partecipanti del cd.

Fondazione Dominato Leonense

19 April 2012 - Comments Off - permalink

Di pura grazia

«Avete ricevuto gratuitamente, gratuitamente date» (Mt 10, 8)

«L’annuncio di una salvezza gratuita è credibile solo se
chi lo trasmette si comporta gratuitamente.» (L.B.)

In tre piccoli e-book gli articoli di Luisito Bianchi sulla gratuità del ministero:

Patrimonium pauperum Il lavoro del prete  «Quello che vi ho trasmesso»

Sulle copertine fotografie di Graziano Spinosi: grazie.

13 September 2011 - Comments Off - permalink

Alla ricerca del significato perduto

«Alla ricerca del significato perduto, potrebbero essere definite queste brevi escursioni nel vocabolario che è normalmente usato in argomenti di carattere religioso (…); per avvicinarci il più possibile al significato originario delle parole, un atto di onestà verso di esse e, se si è convinti che In principio c’è la Parola che produce quel che significa (…).

A certe trasformazioni è difficile per un vecchio fare l’abitudine, ma penso anche per un giovane se, come sarebbe normale, il giovane istintivamente è portato a sospettare sulla genuinità di quanto gli è trasmesso.»

Alla ricerca del significato perduto

7 August 2011 - Comments Off - permalink

La Resistenza continua

«… È questo il mio modo più vero e profondo per onorare il sangue di coloro che considero i veri Martiri, ossia i veri Testimoni credibili, dato che versarono gratuitamente il loro sangue, senza costrizioni di sorta, senza interessi personali, uomini liberi per la libertà comune. È pure un modo per continuare la Resistenza ad ogni oppressione e ad ogni tentativo di asservire o condizionare la dignità di uomini liberi. Non solo come frutto d’un pellegrinaggio in un giorno di aprile ma come condizione del vivere d’ogni giorno. La Resistenza continua, amici.»

Luisito Bianchi, Resistenza

12 April 2011 - Comments Off - permalink

Cose vecchie e cose nuove

di Luisito Bianchi

nel nuovo e-book di OraSesta

Fiabette morali

 

Con tutta quell’afa in giro nel cascinale, non si poteva scegliere una giornata migliore per il grande lamento. Cominciò il piccione viaggiatore: “Ormai la mia razza va verso l’estinzione”, si lamentò con l’antenna della televisione che svettava sulla colombaia. “Una volta eravamo noi a portare velocemente le notizie da un angolo all’altro del mondo. Ma ora non serviamo più a nulla. Tu, in un baleno, trasmetti notizie e immagini, e noi scompariremo dimenticati da tutti”. L’antenna non udì nemmeno, tanto era indaffarata a far sorridere un uomo politico. Poi fu il turno della candela, dimenticata in un angolo polveroso della soffitta: “Da anni mi hanno abbandonata qui, fredda e sporca”, si lamentò con la lampadina che la sovrastava a piombo dal soffitto. “La mia cera sta sfaldandosi d’inedia. Dammi un po’del tuo fuoco perché finisca nella luce i miei giorni”. Ma la lampadina era tutta chiusa nel suo splendore e non udì la richiesta d’aiuto. Intanto il pozzo si lamentava col rubinetto dell’acqua corrente in fondo all’aia: “Le mie acque stanno marcendo, la catena è arrugginita, la carrucola non sa più girare. Meglio essere sepolti dalla terra e dimenticare tutte le seti d’uomini e d’animali che ho appagato!”. “Che significa dimenticare?”, chiese il rubinetto e, senza attendere risposta, s’avvitò ermeticamente il capo per non fare entrare né uscire pensiero alcuno. Dal rustico arrivò il lamento del trogolo con la lavatrice: “Ahimè, sono diventato un cimitero di ragni e di mosche. Se ripenso ai giorni del bucato, quando cenere e acqua mi lisciavano la pelle, mi parrebbe benigna sorte essere ridotto in pezzi dal martello”. La lavatrice non disse nulla. Dormiva.

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28 October 2010 - Comments Off - permalink

Doreán

Ci sono parole che accompagno, su cui mi piace ragionare in termini di linguaggio o struttura.

E ci sono parole che mi accompagnano: le lascio percolare dentro la mia vita, perché si insinuino piano piano e mi aiutino a dare direzione ad intuizioni monche, risvegliate dal loro messaggio.

È quello che mi sta accadendo con il più recente libro di don Luisito Bianchi, Quando si pensa con i piedi e un cane ti taglia la strada. Un libro-testamento spirituale che attraversa, in forma di diario, la straordinaria esperienza umana e pastorale di un uomoprete che ha scelto anche la Resistenza disarmata, la fabbrica, lo studio, l’ospedale come accoglienza e testimonianza della Parola e della sua lezione.

Leggere questo libro è come stare sui passi di una camminata pensosa dentro un’intera esistenza. Qui da noi, i grandi vecchi sono soliti raccontare a tavola, non nel salotto buono, oppure per strada, nelle passeggiate, quando i più piccoli si affiancano: i ricordi barattati con un po’ di compagnia, le soste per prendere fiato e saluti.

Don Luisito, “formichino” in tuta e scarpe Reebok, ci parla camminando fra campi e cavedagne (dove fa prova di omelia al mais e agli uccelli) e, insieme, dentro le date e i nodi della sua vita, con l’attenzione rivolta ad ogni incontro, perché l’incontro -dice Martin Buber- ci cambia e ci definisce.

Per questo anche un cane che taglia la strada, così festosamente disposto ad affezionarsi pure a stomaco pieno, può essere l’occasione per definire ulteriormente l’idea guida che informa e dà unità al viaggio, magari fissandola in un nome.

Doreàn chiama don Luisito il cane ricevuto in dono dall’incontro e donato ad una comunità, e doreàn dà nome all’esistenza e al ministero di don Luisito, saldando in una sola sostanza il suo essere uomo e il suo essere prete.

Doreàn significa gratuitamente, in gratuità.

Parola bellissima, questo avverbio greco, modalizzatore potente.

Gratuitamente cambia il verso e il senso di cose e azioni trasformandole in dono, esenta i rapporti da qualsiasi trattativa materiale o monetizzazione, costruisce la gioia e la responsabilità del dare e del ricevere, rende bifronte (e quindi reciprocamente sostenibile) la gratitudine.

Gratuità è fondamento della Chiesa, secondo don Luisito, fondamento da lui vissuto in prima persona, respingendo con fermezza l’istituto per il sostentamento del clero, entrato in vigore il 25 gennaio 1987.

La vita di don Luisito è infatti testimonianza di congruenza, della capacità di far vivere in armonia, a porte spalancate, tutti i livelli dell’io: il pensare, il sentire, il credere, il fare, il dire…

Ma a don Luisito non basta la sua congruenza personale, non basta l’esercizio di un carisma individuale: la gratuità richiede condivisione e coralità, una ecclesia che torni ad imparare la mulierum gratuitatem, il modo, tutto al femminile, di dare vita senza prezzo e senza ricompensa.

Mai ho sentito così vicine le parole di Gandhi: “Devi essere il cambiamento che desideri vedere nel mondo”.

Zena Roncada

25 September 2010 - Comments Off - permalink

«Piuttosto morire»

«A questo punto debbo confessare la mia fatica, quasi una ripulsa di scoraggiamento, una nausea a ripetere quanto ho detto e scritto infinite volte, in quaranta anni, ossia quanto per pura grazia è diventato un convincimento esistenziale, un tutt’uno con l’esercizio, in spe e di fatto, del mio ministero della Parola e dell’Eucaristia a cui sono stato ordinato 60 anni fa, al punto da essere disposto a rinunciare ad esercitarlo nel caso fossi stato costretto a ricevere per esso una retribuzione.

So che anche solo l’ipotesi è assurda perché non avrebbe nessun conforto di dottrina e di tradizione da parte della stessa Chiesa, e l’eventuale decisione di obbligarmi potrebbe essere considerata un abuso di potere e quindi invalidata.

L’ipotesi però l’ho dovuta fare perché è stato introdotto un principio nel concordato del 1987 per il quale il prete a servizio della diocesi, nel momento dell’ordinazione entra ipso facto nell’istituto per il sostentamento del clero e riceve regolarmente la retribuzione, impedendo così di esercitare gratuitamente il ministero.

La cosa è piuttosto seria se si pensa che, qualche tempo fa, prima dell’anno paolino, un responsabile a livello nazionale di questo istituto e un eminente biblista, con meno rozzezza certo, potevano vedere in san Paolo che raccoglie fondi per i poveri della Chiesa di Gerusalemme un precursore dell’opera di tale istituto.

Comunque, per quanto m’è dato conoscere di quanto è stato scritto su san Paolo in quest’anno giubilare, si è saltato a piè pari addirittura il fatto che san Paolo lavorava, per non essere forse costretti a chiedersi il perché di tale scelta, ed imbattersi nel grido di 1 Cor 9, 15 del “piuttosto morire” che ricevere qualche cosa in cambio del suo “apostolato”, non foss’altro che la facoltà di essere a carico della comunità nel tempo dell’evangelizzazione itinerante [...].»


Per espressa volontà di don Luisito Bianchi, OraSesta pubblica – in formato pdf – il libretto contenente gli articoli scritti per la rivista Viator nell’anno paolino indetto dal papa Benedetto XVI (28 giugno 2008 – 29 giugno 2009): Paolo, che dici di te stesso?

La spalla destra rotta può impedirgli, ora, l’uso della mano ma nulla può e nulla deve impedire che giunga la sua voce, la Parola gratuitamente ricevuta e gratuitamente trasmessa lungo un’esemplare vita sotto la stella polare della coerenza.

14 September 2010 - Comments Off - permalink

Fuori dal Tempio

Un prete in tuta e scarpe da ginnastica, profeta di un cristianesimo radicale, povero e “gratuito”.

Corrado Augias incontra Don Luisito Bianchi

clicca per ascoltare la conversazione

il libro del giorno:

11 May 2010 - Comments Off - permalink

Doreàn

«Un prete in tuta e Reebok e un cane trovatello. Un incontro fortuito e i ricordi di tutta una vita: dall’innocenza dell’infanzia alla maturità della Resistenza, la vocazione, le lotte da prete operaio, l’amore per la gratuità del ministero, il tradimento da parte della Chiesa.A partire dal dono di un paio di scarpe, Luisito – «ribelle per amore», dissidente e contestatore di una Chiesa che nega se stessa per l’ansiosa bramosia d’affermarsi e conservarsi – ci accompagna lungo pagine che scorrono via con la familiarità di un pensiero condiviso.»

Luisito Bianchi, Quando si pensa con i piedi e un cane ti taglia la stradal’ancora del mediterraneo (Napoli), 2010

30 March 2010 - Comments Off - permalink

La Donna

Le nostre madri, Eva, Maria di Magdala e la staffetta partigiana
«La Donna» nella visione dell’Uomo, per giunta prete, Luisito Bianchi

 «Ed ecco qui, un altro uomo che vuol parlare di donna, e per giunta scapolo, e per sopraggiunta prete.» Ma benedette sono le parole che sgorgano da una fonte di puro interesse. Le frasi fatte con il cemento degli interessi le sappiamo già a memoria.

Don Luisito Bianchi ha tratteggiato splendide figure femminili nel suo romanzo La messa dell’uomo disarmato. Ha evocato mani di donne con il mestolo nella polenta sopra il fuoco o nell’acqua bollente del bucato. Mani forti e delicate a curare ferite di soldati, mani callose dal tocco lieve, mani consumate, mani resistenti… Mani di donne, occhi di donne, in un romanzo sulla Resistenza e sulla liturgia della vita e della terra.

La Donna, nella visione di un sacerdote sarà una “visione di donna”? La Donna, nelle parole di un poeta è pura metafora?

«Vogliamo sapere che pensa Gesù della donna? Ecco una donna [Maria di Magdala]: è l’unica persona cui Gesù appare ancora prima di salire al cielo. Che vorrà dire con questo? Che ha voluto subito provare la gioia di parlare con Maria, solo un saluto, non di più, perché ha fretta di presentarsi al padre? Un breve istante, certo, ma che vale un’eternità. E adesso, Maria, corri, corri ad annunciare che salgo al Padre mio e vostro, al Dio mio e vostro. Corri, annunciatrice, apostola della risurrezione. Corri, staffetta partigiana, a dare l’annuncio della Liberazione…» Così Luisito Bianchi scriveva in un articolo per la rivista Dialogo. [...]

La campanella suona tre volte: è nata una Donna.
M.T.

8 March 2009 - Comments Off - permalink

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