(Ricordo di M. Alicata)
Parole e musica di Fra Galdino (Luisito Bianchi)
Voce e chitarra di Laura Romani
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Il 6 dicembre 1966 moriva l’onorevole Alicata. Il giorno prima, alla Camera, aveva tenuto un discorso sul disastro edilizio che, per responsabilità di uomini chiusi nel loro egoismo, si era prodotto ad Agrigento. Un discorso che, a giudizio dei commentatori d’ogni tendenza, fu ritenuto insolitamente al di fuori degli schemi demagogici di cui spesso soffre l’oratoria ufficiale. Ma se il contenuto difficilmente si prestava alla contestazione, bisognava tuttavia cogliere il momento per colpire l’Uomo; e lo si trovò in una citazione della Sacra Scrittura. “È necessario che avvengano scandali” aveva detto il Cristo. Anche Agrigento era uno scandalo che poteva, però, portare ad un rinnovamento di vita e di costume. Ma l’on. Alicata attribuì questa frase al Vecchio Testamento. Gli avvertiti in citazioni bibliche protestarono. Avrebbero protestato se avessero saputo che, qualche ora dopo, l’on. Alicata si sarebbe incontrato con la stessa Parola fatta Carne, giusta e misericordiosa perché Amore? Ma non è anche uno scandalo attendere che uno muoia per pentirsi di aver colpito un Uomo? Un redattore dell’Unità, di fronte alla morte del compagno comunista, rammentava ai suoi lettori che non credeva alla vita eterna. Noi vi crediamo. Altrimenti non avremmo potuto correre il rischio di provocare un altro facile scandalo chiedendo all’on. Alicata perdono per non essere stati cristiani come avremmo dovuto.
Agrigento inghiotte case
e coscienze a prezzo fisso;
me lo dicono i giornali
e la Camera e il Senato;
ha inghiottito pure un uomo
un compagno comunista:
questa volta me lo dice
la coscienza di cristiano.
C’è voluto il suo discorso
sui misfatti di Agrigento,
soprattutto c’è voluta
la sua morte sulla breccia
per turbarmi la coscienza
e per farmi misurare
l’ingiustizia e la grettezza
del mio agire fariseo.
Fino all’ultimo cercai
nei suoi occhi la pagliuzza
sorridendo compiaciuto
per averlo colto in fallo:
“È nel Nuovo Testamento -
io gridai – e non nel Vecchio
che si trova quella frase
sul bisogno degli scandali”.
Mi guardò con gli occhi stanchi
e mi chiese di scusare
come al primo della classe
la sbagliata citazione;
la vergogna mi tormenta
per aver colpito un uomo
con l’usare l’Evangelo
ai miei fini di prestigio.
Io lo voglio ricordare
l’onorevole Alicata
per pagare parzialmente
il mio debito contratto
quando dissi: – È in malafede -
quando feci la crociata
senza avere alcun diritto
di sentirmi più pulito.
C’è qualcuno che mi accusa
d’esser io un comunista
se ricordo quella morte
come esempio ammonitore?
Non mi tocca questa accusa
ma mi basta la certezza
che il legame che ci unisce

I dischi del gruppo Ora Sesta
24 May 2005 - - permalink
Parole e musica di Fra Galdino (Luisito Bianchi)
Voce e chitarra di Laura Romani
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La discriminazione razziale, la divisione fra ricchi e poveri, fra privilegiati e coloro che non hanno diritti, non sono forse altrettante manifestazioni dell’egoismo che è alla base delle ingiustizie, delle sopraffazioni e della guerra?
Eppure il nostro essere uomini, spinti allo sviluppo e al progresso del mondo, ci accomuna in un’unica ricerca e in una comune conquista. Abbiamo perduto il gusto dell’uomo e della sua grandezza e ci siamo trovati divisi dentro di noi, proiettando questa divisione al di fuori e accettandola come normale. È lo scandalo che diamo fino a quando non riconosceremo in ogni uomo noi stessi.
Gli scienziati hanno tracciato
paralleli e meridiani
parallelo trentottesimo
parallelo sedicesimo:
ma la terra ha solo strade
che s’incontran d’ogni parte
e crocicchi senza siepi
come segni di speranza.
Gli statisti hanno innalzato
dei confini artificiali
ed han posto a lor custodia
l’armi e il dio della guerra:
ma la terra ha solo strade…
La sterlina il rublo il dollaro
e l’astuzia del commercio
si dividono il dominio
di miliardi di affamati
ma la terra ha solo strade…
Noi vogliamo un mondo aperto
senza sbarre e senza siepi
noi crediamo in ogni uomo:
che c’importa il suo colore?
Sì, la terra ha solo strade
che s’incontran d’ogni parte
e crocicchi senza siepi
come segni di speranza.

I dischi del gruppo Ora Sesta
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Fra Galdino [Luisito Bianchi], l’autore delle parole e della musica di queste canzoni, non è un frate in saio ma un prete in clergyman che ha un forte debito nei confronti del Movimento Operaio e Contadino.
Ha scelto questo nome perché, non essendo un paroliere e un musicista se non per qualche ora al mese, il suo nome non direbbe niente; e poi perché è un nome che gli piace. Fra Galdino, quello in saio, entra in scena con un sacchetto di noci da pochi soldi e ne esce subito. La sua missione termina portando un messaggio di umile gente angariata a chi vale più di lui. Fra Galdino, quello in clargyman, è convinto che queste canzoni sono poche noci in un sacchetto, ma spera di portare anche lui un messaggio di povera gente.
Giorgio Pazzini, la voce e la chitarra di queste canzoni, non è né un cantante né un chitarrista. È un interprete; e come tale deve essere accolto. Altrimenti non si capirebbe nulla né della sua voce né della sua chitarra.
Soprattutto non si capirebbe nulla del suo animo, che egli riversa – con la carica del testimone, a stento contenuta dalle note e dalle parole – nel canto che si fa grido, che si fa profezia. Più che delle canzoni egli è interprete delle umiliazioni e delle speranze della povera gente. A questa egli presta la sua voce, con lo stesso spirito col quale compie quotidianamente il suo lavoro, al servizio del mondo operaio.
Laura Romani è una «voce nuova». In un tempo in cui l’aggettivo «nuova» sa di festival e di cantagiri, vogliamo che esso conservi tutta la freschezza del suo interiore significato. Non ci interessa presentarla come una «scoperta» ma solo mettere in risalto l’aderenza della voce con la testimonianza delle canzoni.
Poiché questo importa: che anche la voce sia un fatto di vita ed esprima quello in cui crede, nello sforzo quotidiano di fedeltà ad una scelta. Chi l’ascolta è, a sua volta, portato ad interiorizzare il contenuto da essa genuinamente trasmesso. È il dono di una voce, come quella di Laura Romani, che matura di dentro prima di manifestarsi.

I dischi del gruppo Ora Sesta
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