Senza siepi

Parole e musica di Fra Galdino (Luisito Bianchi)
Voce e chitarra di Laura Romani

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La discriminazione razziale, la divisione fra ricchi e poveri, fra privilegiati e coloro che non hanno diritti, non sono forse altrettante manifestazioni dell’egoismo che è alla base delle ingiustizie, delle sopraffazioni e della guerra?
Eppure il nostro essere uomini, spinti allo sviluppo e al progresso del mondo, ci accomuna in un’unica ricerca e in una comune conquista. Abbiamo perduto il gusto dell’uomo e della sua grandezza e ci siamo trovati divisi dentro di noi, proiettando questa divisione al di fuori e accettandola come normale. È lo scandalo che diamo fino a quando non riconosceremo in ogni uomo noi stessi.

Gli scienziati hanno tracciato
paralleli e meridiani
parallelo trentottesimo
parallelo sedicesimo:

ma la terra ha solo strade
che s’incontran d’ogni parte
e crocicchi senza siepi
come segni di speranza.

Gli statisti hanno innalzato
dei confini artificiali
ed han posto a lor custodia
l’armi e il dio della guerra:

ma la terra ha solo strade…

La sterlina il rublo il dollaro
e l’astuzia del commercio
si dividono il dominio
di miliardi di affamati

ma la terra ha solo strade…

Noi vogliamo un mondo aperto
senza sbarre e senza siepi
noi crediamo in ogni uomo:
che c’importa il suo colore?

Sì, la terra ha solo strade
che s’incontran d’ogni parte
e crocicchi senza siepi
come segni di speranza.

I dischi del gruppo Ora Sesta

 

24 May 2005 - 0 commenti - permalink

L’autore e le voci dei dischi di Ora Sesta

Fra Galdino [Luisito Bianchi], l’autore delle parole e della musica di queste canzoni, non è un frate in saio ma un prete in clergyman che ha un forte debito nei confronti del Movimento Operaio e Contadino.
Ha scelto questo nome perché, non essendo un paroliere e un musicista se non per qualche ora al mese, il suo nome non direbbe niente; e poi perché è un nome che gli piace. Fra Galdino, quello in saio, entra in scena con un sacchetto di noci da pochi soldi e ne esce subito. La sua missione termina portando un messaggio di umile gente angariata a chi vale più di lui. Fra Galdino, quello in clargyman, è convinto che queste canzoni sono poche noci in un sacchetto, ma spera di portare anche lui un messaggio di povera gente.

Giorgio Pazzini, la voce e la chitarra di queste canzoni, non è né un cantante né un chitarrista. È un interprete; e come tale deve essere accolto. Altrimenti non si capirebbe nulla né della sua voce né della sua chitarra.
Soprattutto non si capirebbe nulla del suo animo, che egli riversa – con la carica del testimone, a stento contenuta dalle note e dalle parole – nel canto che si fa grido, che si fa profezia. Più che delle canzoni egli è interprete delle umiliazioni e delle speranze della povera gente. A questa egli presta la sua voce, con lo stesso spirito col quale compie quotidianamente il suo lavoro, al servizio del mondo operaio.

Laura Romani è una «voce nuova». In un tempo in cui l’aggettivo «nuova» sa di festival e di cantagiri, vogliamo che esso conservi tutta la freschezza del suo interiore significato. Non ci interessa presentarla come una «scoperta» ma solo mettere in risalto l’aderenza della voce con la testimonianza delle canzoni.
Poiché questo importa: che anche la voce sia un fatto di vita ed esprima quello in cui crede, nello sforzo quotidiano di fedeltà ad una scelta. Chi l’ascolta è, a sua volta, portato ad interiorizzare il contenuto da essa genuinamente trasmesso. È il dono di una voce, come quella di Laura Romani, che matura di dentro prima di manifestarsi.

I dischi del gruppo Ora Sesta

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