Fra Galdino racconta e canta

Il gruppo “Ora Sesta”, ispirato all’episodio evangelico dell’incontro di Gesù con la Samaritana, era attivo a Roma negli anni 1966-67 e raccoglieva alcuni amici che, nel sentirsi Popolo di Dio e nei loro legami elettivi con il Movimento Operaio e Contadino, avevano riconosciuto la base comune per l’approfondimento culturale dei grandi temi su cui si gioca il destino dell’umanità (la pace, il lavoro, l’ecumenismo, la solidarietà internazionale, la libertà, la partecipazione democratica, la fratellanza universale). Non era un gruppo di teorici o di speculatori. Ogni elaborazione o ripensamento voleva partire dai fatti, dalla storia, dalla vita nel suo svolgersi, con riferimento costante all’uomo che di tutto ciò è protagonista. Dalla vita e della storia dei poveri e dei diseredati, già portatori di una cultura spesso dimenticata ed incompresa, il gruppo voleva trarre alimento e voleva cercare di esserne umile e rispettoso interprete, diffondendo poi ogni frutto ottenuto come momento di ulteriore promozione e presa di coscienza.

Dopo quaranta anni i motivi ispiratori del gruppo sono quanto mai attuali all’inizio di un millennio in cui le tante ombre sono però illuminate dalla speranza cristiana. Gli “Amici dell’Abbazia di Viboldone” in occasione degli ottanta anni di fra’ Galdino, autore delle canzoni, hanno deciso di rieditare la produzione musicale del gruppo, piccolo contributo nel testimoniare la fede nella pace fondata sulla giustizia.

 

brani 1,2,7,8,9,10: parole e musica di Fra Galdino – voce e chitarra di Laura Romani

brani 3,4,5,6: parole e musica di Fra Galdino – voce e chitarra di Giorgio Pazzini

 

1 IL DISCORSO
Uno dei capi del PCI muore improvvisamente. È l’occasione per un momento di verità nel riconoscere i torti di noi cristiani.

2 IL DIALOGO
Si canta il desiderio di avere il samaritano e la samaritana come fratello o sorella più del prete, del levita o di apostoli intontiti.

3 SONO FORSE IO IL CUSTODE DI MIO FRATELLO?
Gli uccisi dagli occhi azzurri o dagli occhi a mandorla in Vietnam pretendono un unico grido ieri come oggi: mai più guerre!

4 COMMERCIO INTERNAZIONALE
Tutto si commercia nel mondo, tutto si sopporta o si accetta. Che sarà se non commerciamo una briciola d’amore?

5 IN MEMORIA DI ANDREA BERGONIER PRETE OPERAIO
Andrea Bergonier, prete operaio morto sul lavoro a Marsiglia: il suo nome è ripetuto, lungo il porto e nelle strade, dalle sirene e dai funaioli, dalle campane e dai gabbiani…

6 OMAGGIO A MEREDITH
James Meredith è il primo negro a iscriversi all’Università del Mississipi, icona del riscatto del suo popolo.

7 ANGELO BALZARINI, MINATORE
Un minatore rantolante ha aspettato il soccorso per tre giorni nel centro di Brescia. Ogni strada porta a Genico ed attende chi scende da cavallo.

8 UNA MANO
Per avere il diritto di essere felici è necessario, per la nostra stessa condizione umana, soffrire con quelli che soffrono.

9 SENZA SIEPI
Nel mondo i confini artificiali degli statisti dividono il dominio di miliardi di affamati ma la terra ha solo strade e crocicchi senza siepi come segni di speranza.

10 I FANCIULLI DEL VIET-NAM
L’ultimo bambino ucciso in Vietnam (come in Iraq) arriva in Paradiso e si apre la porta, quella maggiore e dorata, riservata agli ammazzati.

23 May 2007 - Comments Off - permalink

Mai più la guerra

Le letture ripercorrono alcune riflessioni sulla pace e sulla guerra nella storia dell’umanità, ricercando la cause profonde del disordine ma soprattutto i motivi della speranza nelle parole di Anna Frank e dei condannati a morte della Resistenza. Poi la denuncia di don Primo Mazzolari costringe ad un grande esame di coscienza: “si invoca il nome di Dio per conseguire una vittoria pagata con la vita di milioni di figli di Dio”. In fine, le letture di Isaia: dal capitolo secondo: “le spade si trasformeranno in vomeri e le lance in falci, una nazione non alzerà più la spada contro un’altra e non si imparerà più l’arte della guerra” e dal capitolo ventunesimo che parla di “un cielo nuovo e di una terra nuova”.

TESTIMONIANZE DI SPIRITUALITÀ OPERAIA E CONTADINA

Le letture esprimono dapprima le difficoltà della vita famigliare, dell’impegno sindacale, della stessa vita di fede nel vissuto quotidiano del contadino e dell’operaio.

Poi la riflessione esprime la consapevolezza che il Signore può essere vicino nel duro lavoro e che è nella ricerca della giustizia e nell’impegno per gli altri che si trova Dio (“Dio è giustizia”). Una consapevolezza nuova nobilita il lavoro e le sue fatiche e lo arricchisce di intensi valori spirituali: “la mia vita è più dura di quella di una carmelitana”, “quando il sacerdote comincia la Messa io attacco il motore della mia macchina e tutti e due glorifichiamo il Signore”.

“La parola che copre tutto, che è in tutto … viene a noi spezzata come tanti bocconi di pane. Nessuno può sottrarsi alla parola; puoi essere roccia, puoi respingerla infinite volte, ma il vento riuscirà sempre ad accumulare nelle fessure il terriccio sufficiente a farla germogliare. Come nessuno, prima o poi, sa sottrarsi al profumo del pane. Ogni uomo … è la parola che si è fatta carne; il vero significato della vita è prendere coscienza di questo mistero che ciascuno porta di dentro. La parola può moltiplicarsi all’infinito senza perdere la sua unità; l’uomo è unito all’altro perché la parola è una”. (Luisito Bianchi “La messa dell’uomo disarmato” pag. 1)

 

Il gruppo “Ora Sesta”, ispirato all’episodio evangelico dell’incontro di Gesù con la Samaritana, era attivo a Roma negli anni 1966-67 e raccoglieva alcuni amici che, nel sentirsi Popolo di Dio e nei loro legami elettivi con il Movimento Operaio e Contadino, avevano riconosciuto la base comune per l’approfondimento culturale dei grandi temi su cui si gioca il destino dell’umanità (la pace, il lavoro, l’ecumenismo, la solidarietà internazionale, la libertà, la partecipazione democratica, la fratellanza universale). Non era un gruppo di teorici o di speculatori. Ogni elaborazione o ripensamento voleva partire dai fatti, dalla storia, dalla vita nel suo svolgersi, con riferimento costante all’uomo che di tutto ciò è protagonista. Dalla vita e della storia dei poveri e dei diseredati, già portatori di una cultura spesso dimenticata ed incompresa, il gruppo voleva trarre alimento e voleva cercare di esserne umile e rispettoso interprete, diffondendo poi ogni frutto ottenuto come momento di ulteriore promozione e presa di coscienza.

Dopo quaranta anni i motivi ispiratori del gruppo sono quanto mai attuali all’inizio di un millennio in cui le tante ombre sono però illuminate dalla speranza cristiana. Gli “Amici dell’Abbazia di Viboldone” in occasione degli ottanta anni di fra’ Galdino, autore delle canzoni, hanno deciso di rieditare la produzione musicale del gruppo, piccolo contributo nel testimoniare la fede nella pace fondata sulla giustizia.

Voci: Paola Amicone – Luigi Carrai – Silvio Frattolillo – Benedetto Nardacci – Franco Onorati

Chitarra: Dimitri Papadatos

Realizzazione: Silvino Grussu

23 May 2007 - Comments Off - permalink

I dischi di Ora Sesta (1966-1968)

OS 661 In memoria di Andrea Bergonier prete operaio mp3
Son forse io il custode di mio fratello?
OS 662 Commercio internazionale
Governanti e governati
OS 673 Popolo e potere
Però però…
OS 674 Il discorso (Ricordo di M. Alicata) mp3
Il Dialogo mp3
OS 675 Angelo Balzarini, minatore
Una mano
OS 677 Mai più la guerra
Testimonianze di spiritualità operaia e contadina
OS 687 I fanciulli del Viet-Nam
Senza siepi mp3
note sull’autore e sulle voci

La copertina del primo disco

24 May 2005 - Comments Off - permalink

In memoria di Andrea Bergonier prete operaio

Parole e musica di Fra Galdino (Luisito Bianchi)
Voce e chitarra di Giorgio Pazzini

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Andrea Bergonier era un giovanissimo prete che lavorava nel porto di Marsiglia. Un giorno del febbraio 1966, mentre scaricava delle casse, ebbe il cranio fracassato.
La notizia della sua morte si confuse fra quelle che quotidianamente i giornali ci danno di lavoratori morti per incidenti di lavoro. Una notizia come tante altre alle quali, ormai, la nostra buona coscienza ha fatto il callo. Ricordandoti, fratello nostro Andrea, vogliamo ricordare tutti i lavoratori che perdono la vita mentre stanno guadagnando il pane per la testimonianza che non potrà essere cancellata; vogliamo ricordare a noi stessi, spesse volte piccoli borghesi in cerca di commozione sulla pelle altrui, che «essere come loro» comporta semplicemente «essere come loro». Grazie, fratello Andrea, per avercelo insegnato con la tua morte. Te lo diciamo con la stessa voce e gli stessi sentimenti dei tuoi compagni di lavoro.

Tu sei morto stamattina
nella stiva, caricando
delle casse su una nave.
I compagni di lavoro
t’hanno preso fra le braccia
con il cranio fracassato.
Han gridato senza lacrime:
Bergonier Andrea, prete!

Ripeterono il tuo nome
lungo il porto e nelle strade
le sirene e i fumaioli
le campane ed i gabbiani
e sull’onde incatramate
corse il grido senza fine:
il fratello è stato ucciso,
Bergonier Andrea, prete!

Il Maestro aveva detto
che i violenti sanno prendere
con la forza il regno eterno.
Sulla croce Pietro e Andrea
e frumento secco Ignazio
e Cecilia dolce e casta;
e fra mille e mille e mille
Bergonier Andrea, prete!

La violenza oggi è stoltezza
e sapienza l’accettare
questo mondo che si sazia
della carne del fratello
nel Viet-Nam e a San Domingo,
in Rhodesia e nell’Angola.
Tu fratello «No!» dicesti,
Bergonier Andrea, prete!

Diventasti come loro,
fatto simile al Maestro
che dall’alto aveva detto:
tutto a me trarrò d’intorno,
prostitute senza nome,
pubblicani senza patria.
E con loro tu, splendente,
Bergonier Andrea, prete!

I dischi del gruppo Ora Sesta

24 May 2005 - Comments Off - permalink

Il Dialogo

Parole e musica di Fra Galdino (Luisito Bianchi)
Voce e chitarra di Laura Romani

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È un fatto: nel Vangelo i Samaritani ci stanno molto bene. Possiamo intimamente goderne o esserne irritati; ma non cambiamo nulla. Per insegnarci chi è il nostro prossimo, Cristo scelse un samaritano; per dirci che Egli è l’appagamento eterno di ogni nostro desiderio scelse una samaritana. E proprio nel momento in cui i discepoli, i prediletti, coloro che erano stati scelti per essere le fondamenta del nuovo Popolo di Dio, erano andati a fare acquisti nella città samaritana di Sichar. Il fariseo può squadernare davanti a Dio tutte le sue benemerenze, ma non è giustificato; noi possiamo “parlare la lingua degli angeli, dare il nostro corpo alle fiamme, spogliarci di tutti i beni per darli ai poveri”, ma senza la Carità siamo come il suono di una campana che batte l’aria. E la Carità è Cristo, che conduce il Dialogo, Lui solo, con ciascun uomo. Se il samaritano ci sta bene nell’Evangelo è forse perché in questo Dialogo fra Cristo e l’Uomo non esistono più esclusi e maledetti ma solo dei chiamati a costituire, nell’Amore, un solo Popolo.

Vorrei sulla mia strada
segnata da confini
avere per fratello
il buon samaritano
e scendere con lui
in fondo alla scarpata
lasciando ai loro affari
il prete ed il levita.

Scrolliamoci di dosso
quest’aria farisea,
apriamoci sul mondo
con l’impeto del vento.

Vorrei sulla mia strada
dal sole arroventata
avere per sorella
pur la samaritana
e correre con lei
in Sichar maledetta
lasciando ai loro acquisti
gli apostoli intontiti.

Scrolliamoci di dosso
quest’aria farisea,
apriamoci sul mondo
con l’impeto del vento.

Vorrei sulla mia strada
tracciata dall’amore
avere per compagno
quel sol samaritano
che rese grazie a Cristo
perché da lui guarito
lasciando agli altri nove
la cura della legge.

Scrolliamoci di dosso
quest’aria farisea,
apriamoci sul mondo
con l’impeto del vento.

Eppur sulla mia strada
mi trovo per compagni
il prete ed il levita
più che il samaritano;
mi sento tra coloro
che fanno acquisti in Sichar
per bere e per mangiare
all’ora del dialogo.

Fratel samaritano
accettaci compagni
sul tuo cammin sferzato
dall’impeto del vento.

I dischi del gruppo Ora Sesta

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Il Discorso

(Ricordo di M. Alicata)

Parole e musica di Fra Galdino (Luisito Bianchi)
Voce e chitarra di Laura Romani

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Il 6 dicembre 1966 moriva l’onorevole Alicata. Il giorno prima, alla Camera, aveva tenuto un discorso sul disastro edilizio che, per responsabilità di uomini chiusi nel loro egoismo, si era prodotto ad Agrigento. Un discorso che, a giudizio dei commentatori d’ogni tendenza, fu ritenuto insolitamente al di fuori degli schemi demagogici di cui spesso soffre l’oratoria ufficiale. Ma se il contenuto difficilmente si prestava alla contestazione, bisognava tuttavia cogliere il momento per colpire l’Uomo; e lo si trovò in una citazione della Sacra Scrittura. “È necessario che avvengano scandali” aveva detto il Cristo. Anche Agrigento era uno scandalo che poteva, però, portare ad un rinnovamento di vita e di costume. Ma l’on. Alicata attribuì questa frase al Vecchio Testamento. Gli avvertiti in citazioni bibliche protestarono. Avrebbero protestato se avessero saputo che, qualche ora dopo, l’on. Alicata si sarebbe incontrato con la stessa Parola fatta Carne, giusta e misericordiosa perché Amore? Ma non è anche uno scandalo attendere che uno muoia per pentirsi di aver colpito un Uomo? Un redattore dell’Unità, di fronte alla morte del compagno comunista, rammentava ai suoi lettori che non credeva alla vita eterna. Noi vi crediamo. Altrimenti non avremmo potuto correre il rischio di provocare un altro facile scandalo chiedendo all’on. Alicata perdono per non essere stati cristiani come avremmo dovuto.

Agrigento inghiotte case
e coscienze a prezzo fisso;
me lo dicono i giornali
e la Camera e il Senato;
ha inghiottito pure un uomo
un compagno comunista:
questa volta me lo dice
la coscienza di cristiano.

C’è voluto il suo discorso
sui misfatti di Agrigento,
soprattutto c’è voluta
la sua morte sulla breccia
per turbarmi la coscienza
e per farmi misurare
l’ingiustizia e la grettezza
del mio agire fariseo.

Fino all’ultimo cercai
nei suoi occhi la pagliuzza
sorridendo compiaciuto
per averlo colto in fallo:
“È nel Nuovo Testamento -
io gridai – e non nel Vecchio
che si trova quella frase
sul bisogno degli scandali”.

Mi guardò con gli occhi stanchi
e mi chiese di scusare
come al primo della classe
la sbagliata citazione;
la vergogna mi tormenta
per aver colpito un uomo
con l’usare l’Evangelo
ai miei fini di prestigio.

Io lo voglio ricordare
l’onorevole Alicata
per pagare parzialmente
il mio debito contratto
quando dissi: – È in malafede -
quando feci la crociata
senza avere alcun diritto
di sentirmi più pulito.

C’è qualcuno che mi accusa
d’esser io un comunista
se ricordo quella morte
come esempio ammonitore?
Non mi tocca questa accusa
ma mi basta la certezza
che il legame che ci unisce

I dischi del gruppo Ora Sesta

24 May 2005 - Comments Off - permalink

Senza siepi

Parole e musica di Fra Galdino (Luisito Bianchi)
Voce e chitarra di Laura Romani

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La discriminazione razziale, la divisione fra ricchi e poveri, fra privilegiati e coloro che non hanno diritti, non sono forse altrettante manifestazioni dell’egoismo che è alla base delle ingiustizie, delle sopraffazioni e della guerra?
Eppure il nostro essere uomini, spinti allo sviluppo e al progresso del mondo, ci accomuna in un’unica ricerca e in una comune conquista. Abbiamo perduto il gusto dell’uomo e della sua grandezza e ci siamo trovati divisi dentro di noi, proiettando questa divisione al di fuori e accettandola come normale. È lo scandalo che diamo fino a quando non riconosceremo in ogni uomo noi stessi.

Gli scienziati hanno tracciato
paralleli e meridiani
parallelo trentottesimo
parallelo sedicesimo:

ma la terra ha solo strade
che s’incontran d’ogni parte
e crocicchi senza siepi
come segni di speranza.

Gli statisti hanno innalzato
dei confini artificiali
ed han posto a lor custodia
l’armi e il dio della guerra:

ma la terra ha solo strade…

La sterlina il rublo il dollaro
e l’astuzia del commercio
si dividono il dominio
di miliardi di affamati

ma la terra ha solo strade…

Noi vogliamo un mondo aperto
senza sbarre e senza siepi
noi crediamo in ogni uomo:
che c’importa il suo colore?

Sì, la terra ha solo strade
che s’incontran d’ogni parte
e crocicchi senza siepi
come segni di speranza.

I dischi del gruppo Ora Sesta

 

24 May 2005 - Comments Off - permalink

L’autore e le voci dei dischi di Ora Sesta

Fra Galdino [Luisito Bianchi], l’autore delle parole e della musica di queste canzoni, non è un frate in saio ma un prete in clergyman che ha un forte debito nei confronti del Movimento Operaio e Contadino.
Ha scelto questo nome perché, non essendo un paroliere e un musicista se non per qualche ora al mese, il suo nome non direbbe niente; e poi perché è un nome che gli piace. Fra Galdino, quello in saio, entra in scena con un sacchetto di noci da pochi soldi e ne esce subito. La sua missione termina portando un messaggio di umile gente angariata a chi vale più di lui. Fra Galdino, quello in clargyman, è convinto che queste canzoni sono poche noci in un sacchetto, ma spera di portare anche lui un messaggio di povera gente.

Giorgio Pazzini, la voce e la chitarra di queste canzoni, non è né un cantante né un chitarrista. È un interprete; e come tale deve essere accolto. Altrimenti non si capirebbe nulla né della sua voce né della sua chitarra.
Soprattutto non si capirebbe nulla del suo animo, che egli riversa – con la carica del testimone, a stento contenuta dalle note e dalle parole – nel canto che si fa grido, che si fa profezia. Più che delle canzoni egli è interprete delle umiliazioni e delle speranze della povera gente. A questa egli presta la sua voce, con lo stesso spirito col quale compie quotidianamente il suo lavoro, al servizio del mondo operaio.

Laura Romani è una «voce nuova». In un tempo in cui l’aggettivo «nuova» sa di festival e di cantagiri, vogliamo che esso conservi tutta la freschezza del suo interiore significato. Non ci interessa presentarla come una «scoperta» ma solo mettere in risalto l’aderenza della voce con la testimonianza delle canzoni.
Poiché questo importa: che anche la voce sia un fatto di vita ed esprima quello in cui crede, nello sforzo quotidiano di fedeltà ad una scelta. Chi l’ascolta è, a sua volta, portato ad interiorizzare il contenuto da essa genuinamente trasmesso. È il dono di una voce, come quella di Laura Romani, che matura di dentro prima di manifestarsi.

I dischi del gruppo Ora Sesta

24 May 2005 - Comments Off - permalink

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