| OS 661 |
In memoria di Andrea Bergonier prete operaio |
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Son forse io il custode di mio fratello? |
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| OS 662 |
Commercio internazionale |
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Governanti e governati |
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| OS 673 |
Popolo e potere |
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Però però… |
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| OS 674 |
Il discorso (Ricordo di M. Alicata) |
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Il Dialogo |
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| OS 675 |
Angelo Balzarini, minatore |
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Una mano |
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| OS 677 |
Mai più la guerra |
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Testimonianze di spiritualità operaia e contadina |
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| OS 687 |
I fanciulli del Viet-Nam |
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Senza siepi |
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| note sull’autore e sulle voci |

La copertina del primo disco
24 May 2005 - - permalink
Parole e musica di Fra Galdino (Luisito Bianchi)
Voce e chitarra di Giorgio Pazzini
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Andrea Bergonier era un giovanissimo prete che lavorava nel porto di Marsiglia. Un giorno del febbraio 1966, mentre scaricava delle casse, ebbe il cranio fracassato.
La notizia della sua morte si confuse fra quelle che quotidianamente i giornali ci danno di lavoratori morti per incidenti di lavoro. Una notizia come tante altre alle quali, ormai, la nostra buona coscienza ha fatto il callo. Ricordandoti, fratello nostro Andrea, vogliamo ricordare tutti i lavoratori che perdono la vita mentre stanno guadagnando il pane per la testimonianza che non potrà essere cancellata; vogliamo ricordare a noi stessi, spesse volte piccoli borghesi in cerca di commozione sulla pelle altrui, che «essere come loro» comporta semplicemente «essere come loro». Grazie, fratello Andrea, per avercelo insegnato con la tua morte. Te lo diciamo con la stessa voce e gli stessi sentimenti dei tuoi compagni di lavoro.
Tu sei morto stamattina
nella stiva, caricando
delle casse su una nave.
I compagni di lavoro
t’hanno preso fra le braccia
con il cranio fracassato.
Han gridato senza lacrime:
Bergonier Andrea, prete!
Ripeterono il tuo nome
lungo il porto e nelle strade
le sirene e i fumaioli
le campane ed i gabbiani
e sull’onde incatramate
corse il grido senza fine:
il fratello è stato ucciso,
Bergonier Andrea, prete!
Il Maestro aveva detto
che i violenti sanno prendere
con la forza il regno eterno.
Sulla croce Pietro e Andrea
e frumento secco Ignazio
e Cecilia dolce e casta;
e fra mille e mille e mille
Bergonier Andrea, prete!
La violenza oggi è stoltezza
e sapienza l’accettare
questo mondo che si sazia
della carne del fratello
nel Viet-Nam e a San Domingo,
in Rhodesia e nell’Angola.
Tu fratello «No!» dicesti,
Bergonier Andrea, prete!
Diventasti come loro,
fatto simile al Maestro
che dall’alto aveva detto:
tutto a me trarrò d’intorno,
prostitute senza nome,
pubblicani senza patria.
E con loro tu, splendente,
Bergonier Andrea, prete!

I dischi del gruppo Ora Sesta
24 May 2005 - - permalink
Parole e musica di Fra Galdino (Luisito Bianchi)
Voce e chitarra di Laura Romani
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È un fatto: nel Vangelo i Samaritani ci stanno molto bene. Possiamo intimamente goderne o esserne irritati; ma non cambiamo nulla. Per insegnarci chi è il nostro prossimo, Cristo scelse un samaritano; per dirci che Egli è l’appagamento eterno di ogni nostro desiderio scelse una samaritana. E proprio nel momento in cui i discepoli, i prediletti, coloro che erano stati scelti per essere le fondamenta del nuovo Popolo di Dio, erano andati a fare acquisti nella città samaritana di Sichar. Il fariseo può squadernare davanti a Dio tutte le sue benemerenze, ma non è giustificato; noi possiamo “parlare la lingua degli angeli, dare il nostro corpo alle fiamme, spogliarci di tutti i beni per darli ai poveri”, ma senza la Carità siamo come il suono di una campana che batte l’aria. E la Carità è Cristo, che conduce il Dialogo, Lui solo, con ciascun uomo. Se il samaritano ci sta bene nell’Evangelo è forse perché in questo Dialogo fra Cristo e l’Uomo non esistono più esclusi e maledetti ma solo dei chiamati a costituire, nell’Amore, un solo Popolo.
Vorrei sulla mia strada
segnata da confini
avere per fratello
il buon samaritano
e scendere con lui
in fondo alla scarpata
lasciando ai loro affari
il prete ed il levita.
Scrolliamoci di dosso
quest’aria farisea,
apriamoci sul mondo
con l’impeto del vento.
Vorrei sulla mia strada
dal sole arroventata
avere per sorella
pur la samaritana
e correre con lei
in Sichar maledetta
lasciando ai loro acquisti
gli apostoli intontiti.
Scrolliamoci di dosso
quest’aria farisea,
apriamoci sul mondo
con l’impeto del vento.
Vorrei sulla mia strada
tracciata dall’amore
avere per compagno
quel sol samaritano
che rese grazie a Cristo
perché da lui guarito
lasciando agli altri nove
la cura della legge.
Scrolliamoci di dosso
quest’aria farisea,
apriamoci sul mondo
con l’impeto del vento.
Eppur sulla mia strada
mi trovo per compagni
il prete ed il levita
più che il samaritano;
mi sento tra coloro
che fanno acquisti in Sichar
per bere e per mangiare
all’ora del dialogo.
Fratel samaritano
accettaci compagni
sul tuo cammin sferzato
dall’impeto del vento.

I dischi del gruppo Ora Sesta
24 May 2005 - - permalink
(Ricordo di M. Alicata)
Parole e musica di Fra Galdino (Luisito Bianchi)
Voce e chitarra di Laura Romani
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Il 6 dicembre 1966 moriva l’onorevole Alicata. Il giorno prima, alla Camera, aveva tenuto un discorso sul disastro edilizio che, per responsabilità di uomini chiusi nel loro egoismo, si era prodotto ad Agrigento. Un discorso che, a giudizio dei commentatori d’ogni tendenza, fu ritenuto insolitamente al di fuori degli schemi demagogici di cui spesso soffre l’oratoria ufficiale. Ma se il contenuto difficilmente si prestava alla contestazione, bisognava tuttavia cogliere il momento per colpire l’Uomo; e lo si trovò in una citazione della Sacra Scrittura. “È necessario che avvengano scandali” aveva detto il Cristo. Anche Agrigento era uno scandalo che poteva, però, portare ad un rinnovamento di vita e di costume. Ma l’on. Alicata attribuì questa frase al Vecchio Testamento. Gli avvertiti in citazioni bibliche protestarono. Avrebbero protestato se avessero saputo che, qualche ora dopo, l’on. Alicata si sarebbe incontrato con la stessa Parola fatta Carne, giusta e misericordiosa perché Amore? Ma non è anche uno scandalo attendere che uno muoia per pentirsi di aver colpito un Uomo? Un redattore dell’Unità, di fronte alla morte del compagno comunista, rammentava ai suoi lettori che non credeva alla vita eterna. Noi vi crediamo. Altrimenti non avremmo potuto correre il rischio di provocare un altro facile scandalo chiedendo all’on. Alicata perdono per non essere stati cristiani come avremmo dovuto.
Agrigento inghiotte case
e coscienze a prezzo fisso;
me lo dicono i giornali
e la Camera e il Senato;
ha inghiottito pure un uomo
un compagno comunista:
questa volta me lo dice
la coscienza di cristiano.
C’è voluto il suo discorso
sui misfatti di Agrigento,
soprattutto c’è voluta
la sua morte sulla breccia
per turbarmi la coscienza
e per farmi misurare
l’ingiustizia e la grettezza
del mio agire fariseo.
Fino all’ultimo cercai
nei suoi occhi la pagliuzza
sorridendo compiaciuto
per averlo colto in fallo:
“È nel Nuovo Testamento -
io gridai – e non nel Vecchio
che si trova quella frase
sul bisogno degli scandali”.
Mi guardò con gli occhi stanchi
e mi chiese di scusare
come al primo della classe
la sbagliata citazione;
la vergogna mi tormenta
per aver colpito un uomo
con l’usare l’Evangelo
ai miei fini di prestigio.
Io lo voglio ricordare
l’onorevole Alicata
per pagare parzialmente
il mio debito contratto
quando dissi: – È in malafede -
quando feci la crociata
senza avere alcun diritto
di sentirmi più pulito.
C’è qualcuno che mi accusa
d’esser io un comunista
se ricordo quella morte
come esempio ammonitore?
Non mi tocca questa accusa
ma mi basta la certezza
che il legame che ci unisce

I dischi del gruppo Ora Sesta
24 May 2005 - - permalink