Il gruppo Ora Sesta

Così si presentava il Gruppo Ora Sesta sulle copertine dei dischi che pubblicava – insieme ad alcuni libri – tra il 1966 e il ’68. Tra i fondatori: don Luisito Bianchi.

«Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore » (Gaudium et spes, 1).

Da questo invito dei Padri della Chiesa, da esigenze vive nel mondo del lavoro, in un momento di grave disagio per la umanità intera, nel giorno che vede la cristianità raccolta in preghiera per la pace, nasce il GRUPPO ORA SESTA.
Il gruppo raccoglie alcuni amici che nel sentirsi Popolo di Dio e nei loro legami elettivi col Movimento Operaio e Contadino riconoscono la base comune per l’approfondimento culturale dei grandi temi sui quali si gioca il destino della umanità.
Pertanto il contributo che il gruppo si propone di dare non vuole essere speculazione teorica. L’elaborazione ed il ripensamento avverranno sui fatti, sulla vita nel suo svolgersi, sulla storia, nei quali l’uomo deve essere protagonista.
Della vita e della storia dei poveri e dei diseredati, già portatori di una cultura troppo spesso dimenticata ed incompresa, il gruppo si alimenterà e cercherà di esserne umile e rispettoso interprete.
Il gruppo si propone anche di diffondere i frutti del proprio lavoro perché quella ricchezza che della cultura popolare si è attinta al popolo ritorni per il tramite dei moderni mezzi di diffusione come momento di ulteriore promozione culturale ed umana.
L’impegno dei partecipanti al gruppo, che si vuole condurre con “carità operosa”, lieti nella speranza” dei risultati possibili, sarà dunque rivolto alla ricerca, alla maturazione comunitaria ed alla diffusione dei temi, con particolare accento sui problemi della pace, del lavoro, dell’ecumenismo, della solidarietà internazionale, della libertà, della partecipazione democratica, della fratellanza universale.
Il Gruppo non vuole isolarsi o chiudersi in se stesso. Tende anzi ad un progressivo allargamento degli aderenti, cercando di attuare con chiunque sia disponibile forme di collaborazione e di lavoro in comune, ravvisando nella carica di amore propria del sentire cristiano e in ogni prospettiva di dialogo aperta o da aprirsi due fondamentali elementi di stile e di caratterizzazione.
È vivo in tutti gli amici di “Ora Sesta” il desiderio di dare il proprio apporto per “trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza” (Gaudium et spes, 31). È questo in fondo il motivo che li spinge a testimoniare così, nell’oggi, la propria vocazione cristiana con semplicità e senza pretese.

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I dischi di Ora Sesta (1966-1968)

OS 661 In memoria di Andrea Bergonier prete operaio mp3
Son forse io il custode di mio fratello?
OS 662 Commercio internazionale
Governanti e governati
OS 673 Popolo e potere
Però però…
OS 674 Il discorso (Ricordo di M. Alicata) mp3
Il Dialogo mp3
OS 675 Angelo Balzarini, minatore
Una mano
OS 677 Mai più la guerra
Testimonianze di spiritualità operaia e contadina
OS 687 I fanciulli del Viet-Nam
Senza siepi mp3
note sull’autore e sulle voci

La copertina del primo disco

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In memoria di Andrea Bergonier prete operaio

Parole e musica di Fra Galdino (Luisito Bianchi)
Voce e chitarra di Giorgio Pazzini

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Andrea Bergonier era un giovanissimo prete che lavorava nel porto di Marsiglia. Un giorno del febbraio 1966, mentre scaricava delle casse, ebbe il cranio fracassato.
La notizia della sua morte si confuse fra quelle che quotidianamente i giornali ci danno di lavoratori morti per incidenti di lavoro. Una notizia come tante altre alle quali, ormai, la nostra buona coscienza ha fatto il callo. Ricordandoti, fratello nostro Andrea, vogliamo ricordare tutti i lavoratori che perdono la vita mentre stanno guadagnando il pane per la testimonianza che non potrà essere cancellata; vogliamo ricordare a noi stessi, spesse volte piccoli borghesi in cerca di commozione sulla pelle altrui, che «essere come loro» comporta semplicemente «essere come loro». Grazie, fratello Andrea, per avercelo insegnato con la tua morte. Te lo diciamo con la stessa voce e gli stessi sentimenti dei tuoi compagni di lavoro.

Tu sei morto stamattina
nella stiva, caricando
delle casse su una nave.
I compagni di lavoro
t’hanno preso fra le braccia
con il cranio fracassato.
Han gridato senza lacrime:
Bergonier Andrea, prete!

Ripeterono il tuo nome
lungo il porto e nelle strade
le sirene e i fumaioli
le campane ed i gabbiani
e sull’onde incatramate
corse il grido senza fine:
il fratello è stato ucciso,
Bergonier Andrea, prete!

Il Maestro aveva detto
che i violenti sanno prendere
con la forza il regno eterno.
Sulla croce Pietro e Andrea
e frumento secco Ignazio
e Cecilia dolce e casta;
e fra mille e mille e mille
Bergonier Andrea, prete!

La violenza oggi è stoltezza
e sapienza l’accettare
questo mondo che si sazia
della carne del fratello
nel Viet-Nam e a San Domingo,
in Rhodesia e nell’Angola.
Tu fratello «No!» dicesti,
Bergonier Andrea, prete!

Diventasti come loro,
fatto simile al Maestro
che dall’alto aveva detto:
tutto a me trarrò d’intorno,
prostitute senza nome,
pubblicani senza patria.
E con loro tu, splendente,
Bergonier Andrea, prete!

I dischi del gruppo Ora Sesta

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Il Dialogo

Parole e musica di Fra Galdino (Luisito Bianchi)
Voce e chitarra di Laura Romani

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È un fatto: nel Vangelo i Samaritani ci stanno molto bene. Possiamo intimamente goderne o esserne irritati; ma non cambiamo nulla. Per insegnarci chi è il nostro prossimo, Cristo scelse un samaritano; per dirci che Egli è l’appagamento eterno di ogni nostro desiderio scelse una samaritana. E proprio nel momento in cui i discepoli, i prediletti, coloro che erano stati scelti per essere le fondamenta del nuovo Popolo di Dio, erano andati a fare acquisti nella città samaritana di Sichar. Il fariseo può squadernare davanti a Dio tutte le sue benemerenze, ma non è giustificato; noi possiamo “parlare la lingua degli angeli, dare il nostro corpo alle fiamme, spogliarci di tutti i beni per darli ai poveri”, ma senza la Carità siamo come il suono di una campana che batte l’aria. E la Carità è Cristo, che conduce il Dialogo, Lui solo, con ciascun uomo. Se il samaritano ci sta bene nell’Evangelo è forse perché in questo Dialogo fra Cristo e l’Uomo non esistono più esclusi e maledetti ma solo dei chiamati a costituire, nell’Amore, un solo Popolo.

Vorrei sulla mia strada
segnata da confini
avere per fratello
il buon samaritano
e scendere con lui
in fondo alla scarpata
lasciando ai loro affari
il prete ed il levita.

Scrolliamoci di dosso
quest’aria farisea,
apriamoci sul mondo
con l’impeto del vento.

Vorrei sulla mia strada
dal sole arroventata
avere per sorella
pur la samaritana
e correre con lei
in Sichar maledetta
lasciando ai loro acquisti
gli apostoli intontiti.

Scrolliamoci di dosso
quest’aria farisea,
apriamoci sul mondo
con l’impeto del vento.

Vorrei sulla mia strada
tracciata dall’amore
avere per compagno
quel sol samaritano
che rese grazie a Cristo
perché da lui guarito
lasciando agli altri nove
la cura della legge.

Scrolliamoci di dosso
quest’aria farisea,
apriamoci sul mondo
con l’impeto del vento.

Eppur sulla mia strada
mi trovo per compagni
il prete ed il levita
più che il samaritano;
mi sento tra coloro
che fanno acquisti in Sichar
per bere e per mangiare
all’ora del dialogo.

Fratel samaritano
accettaci compagni
sul tuo cammin sferzato
dall’impeto del vento.

I dischi del gruppo Ora Sesta

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