Alisei

«Alisei non è semplicemente una raccolta di racconti. È qualcosa di più. È la narrazione avvincente e spietata di un quotidiano che da ordinario si fa straordinario, di un gesto semplice che perde, d’un tratto, il suo assetto naturale e deraglia, tanto da mutare la collocazione apparente delle cose e degli eventi per situarli altrove

Piera Ventre, Alisei, Edizioni Erasmo, 2011

30 March 2011 - Comments Off - permalink

Torino, camminando di qua e di là dal Po

Cinque artisti, cinque soci del TEART (Associazione culturale TEART – Via Giotto 14 – Torino – 011.6966422), Mario Bianco, Anna Borgna, Laura Maggiora, Elena Saraceno, Luisa Sartoris, raccontano in forma di carnet de voyage undici passeggiate attraverso Borgo San Salvario e la circoscrizione 8: sono percorsi sperimentati in visite guidate negli anni scorsi.

Le tavole pittoriche accompagnate da brevi testi, illustrano edifici storici, monumenti, parchi, musei, che caratterizzano la particolare zona che va dalla collina a via Nizza, intorno al Po, e i luoghi ove le diverse etnie vivono e s’incontrano.

6 December 2010 - Comments Off - permalink

Storie al margine dell’Adriatico

Tommaso Giancarli, Storie al margine.Il XVII secolo tra l’Adriatica e i Balcani

Exòrma Edizioni, 2009
Marginalità: è la condizione che accomuna l’Adriatico, i Balcani e l’intero Levante nel Seicento. Il potere sull’Europa e sul mondo non si decide più nelle acque del Mediterraneo e nelle sue città brulicanti di storia e di umanità più o meno dolente.
L’egemonia del Nordeuropa e dell’Occidente appare ormai irreversibile. La dimensione un tempo superba di Venezia e dell’Impero Ottomano, i grandi attori del commercio e della guerra in Oriente, come anche quella dei loro comprimari, diviene marginale e si abbarbica a ciò che resta di grandi glorie irripetibili. La Storia si ritira dalle rive dell’Adriatico e abbandona i campi dei Balcani; uomini e donne continuano tuttavia a vivere e morire su quel mare e in quelle terre, perpetuano antichi rituali, servono simboli decaduti, in un contesto sempre più spietato.
I documenti dell’epoca svelano i luoghi delle loro esistenze, raccontano la loro avventura.
Questo libro ci restituisce in forma di racconti brevi tutta l’umanità di quelle vite dimenticate.

8 November 2009 - Comments Off - permalink

pita pitela

«pita pitela, di Elia Malagò, uscì per la prima volta nel 1982, copertina nera e fregio verde a fare da cornice. Per i tipi di Forum/Quinta Generazione, nella Collana Poesia 80, diretta da Giampaolo Piccari.Ora i Feaci ne accolgono un nuovo approdo, in forma del tutto rispettosa del testo originale, accompagnato da una nota di Rita Baldassarri e da una lettura di Gino Baratta.

Si vorrebbe avere una voce potente, quella dei fuochi che bruciano e schioccano d’estate sulle spiagge di Po, per salutare questo attracco, capace com’è di incrinare, per un attimo, la coltivata vocazione alla riservatezza dell’autrice, e di ospitare, nei possibili transiti della sua poesia, il regalo di un indugio (o di una tangenza).Non di fermarlo.

Perché questo compete al testo poetico: l’inarrestabilità dei passaggi, la persistenza della mobilità.» […]

 

Zena Roncada

 

Elia Malagò - pita pitela (FeaciPoesia)

 

«per voi
perché insieme abbiamo atteso l’alba sull’altro versante, gli occhi fissi al mare.
Mi incammino.
Vi lascio questa conchiglia di voci e uno zufolo di salice e rubilia, casomai voleste inventare una pita pitela di vagabondi in cerca del sentiero che porta alla tana del sole.
Ci incontreremo ancora, forse. A un crocevia
Accenderemo un falò aspettando che la luna sfondi le pareti del cielo. E mi porterete l’avventura la tenerezza l’esilio e le mappe nuove. Chissà.»
elia

16 July 2008 - Comments Off - permalink

Era mio padre (e le maschere)

di Remo Bassini

Si intitola Era mio padre, è edito da Fazi, costicchia (16,50), è un gran bel libro, inclassificabile come il suo autore, Franz Krauspenhaar. Quel che andrò postando, ora, non è nient’altro che un commento, scritto di getto, in un attimo, sul mio blog. Qualcuno(a) però lo ha notato e mi ha chiesto di riproporlo. Volentieri.

Quando ci presentiamo agli altri ci presentiamo con la maschera migliore che abbiamo. Era mio padre è un libro con più maschere. La vita di Franz Krauspenhaar con l’ombra del padre, che ha combattuto per l’esercito tedesco. Un libro di viscere, sincero, onesto. Franz non nasconde le sue maschere peggiori, le sue debolezze, la sua aggressività, la sua incapacità a vivere e ad adeguarsi ai gruppi (aspetto, questo, che mi è particolarmente caro). Franz è un anarchico di destra (con amici e richiami di sinistra), senza carta di indentità. Non è tedesco, non è italiano, ma è italiano ed è tedesco. Non è mai fiero di quel che fa ma un po’ lo è: perché – almeno – ti dice chi è lui, apertamente. senza filtri. Una auto biografia non è mai sincera, perché anche con noi stessi noi non siamo sinceri. Io comunque i complimenti a Franz li ho fatti: si è denudato, senza paura, lasciando alla scrittura, che non è mai perfetta, il compito di fare luce.

PS. L’ho presentato a Vercelli e Trino. Una presentazione, un tramezzino, un’altra presentazione, un boccone e una birra. Ci siamo divertiti. Perché abbiamo invitato la gente a “cazzeggiare” con noi. Invece è successo che qualcuno si è commosso… Insomma, ci siamo divertiti e ci siamo anche un po’ rattristati pensando alle persone che non ci sono più.

12 July 2008 - Comments Off - permalink

Essere partigiano di oggi

Braccianti in piazza, 18 settembre 1948 (Foto: Archivio Storico Cgil Cremona)
«Quando tu mi chiedi – conclude il compagno Tavana – perché mi impegno tanto per il partito, il sindacato, la cooperativa, ebbene questa volontà viene da quello che ho vissuto, dalle angherie che ho visto e subito. A cominciare dal fatto che non è vero che la guerra sia una specie di maledizione di Dio, come si è sempre voluto di far credere.
Così è vero che l’ingiustizia sociale, la prepotenza, il ricatto contro chi lavora e suda, contro chi alza la testa affrontando queste ingiustizie, è conseguenza dello sfruttamento capitalistico.
A protestare isolatamente non si combina niente. Questa esperienza l’ho fatta personalmente: se non ci si impegna per far capire alla gente i problemi, come comportarsi e quale strada percorrere, anche a costo di sacrifici, potremo avere non una ma mille ragioni, ma esse non si faranno strada e chi soffre continuerà a soffrire e la prepotenza continuerà ad imperversare.
I partigiani di ieri combattevano con le armi, pativano la galera, i fascisti e tedeschi li perseguitavano ma loro hanno raggiunto lo scopo. Essere partigiano di oggi significa combattere con altre armi, quelle della lotta politica, quelle dell’impegno di ogni giorno”.
“Altre vie vincenti – dice il compagno Romagnoli – non ne esistono”. Ed io penso che non abbia torto.»
(I ricordi di Angelo Manzini, a cura di Giuseppe Azzoni. Quaderni dell’Archivio Cgil di Cremona)

 

1 May 2008 - Comments Off - permalink

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