Dogmi e verità

 «Le posizioni in tema di etica possono essere prese in due modi. In nome della verità e del dogma, con regole generali e astratte; oppure in nome della carità e della com-passione, con atteggiamenti e comportamenti concreti. Nella Chiesa cattolica, ovviamente, ci sono entrambe queste posizioni. Nelle piccole cerchie, prevale la carità; nelle grandi, la verità. Quando le prime comunità cristiane erano costituite da esseri umani in rapporto gli uni con gli altri, la carità del Cristo informava i loro rapporti. La “verità” cristiana non è una dottrina, una filosofia, una ideologia. Lo è diventata dopo. Gesù di Nazareth dice: io sono la verità. La verità non è il dogma, è un atteggiamento vitale. Quando la Chiesa è diventata una grande organizzazione, un’organizzazione “cattolica” che governa esseri umani senza entrare in contatto con loro, con la loro particolare, individuale esperienza umana, ha avuto la necessità di parlare in generale e in astratto. È diventata, – cosa in origine del tutto impensabile – una istituzione giuridica che, per far valere la sua “verità”, ha bisogno di autorità e l’autorità si esercita in leggi: leggi che possono entrare in conflitto con quelle che si dà la società. Chi pensa e crede diversamente, può solo piegarsi o opporsi. Un terreno d’incontro non esiste. [...]
Dobbiamo allora credere che il conflitto di oggi tra mondo laico e mondo cattolico, che ha accompagnato il calvario di Eluana, segnali soprattutto la fine della riflessione del Concilio Vaticano II e, per quel che ci riguarda, la crisi di quella “disposizione costituzionale” che è consistita, per lo Stato, nel principio di laicità contenuto nella Costituzione, e per la Chiesa nella distinzione tra religione e politica?

Il Concilio Vaticano II ha rovesciato la tradizione della Chiesa come potere alleato dello Stato, ha voluto liberarla da questo legame tutt’altro che evangelico. Non si propose di proteggere o conservare i suoi privilegi, ancorché legittimamente ricevuti, e invitò i cattolici a un impegno responsabile nella società, uomini con gli altri uomini, con la fiducia riposta nel libero esercizio delle virtù cristiane e nell’incontro con gli “uomini di buona volontà”, senza distinzione di fedi. Fu “religione delle persone” e non surrogato di una religione civile. Il cattolicesimo-religione civile sembra invece, oggi, essere assai gradito per i vantaggi immediati che possono derivare sia agli uomini di Chiesa che a quelli di Stato. [...]

Il mondo cattolico enfatizza spesso il valore della dimensione comunitaria della vita, soprattutto nella famiglia. È la convinzione che induce la Chiesa a invocare a gran voce la cosiddetta sussidiarietà: lo Stato intervenga soltanto quando non esistono strutture sociali che possono svolgere beneficamente la loro funzione. Mi chiedo perché, quando la responsabilità, la presenza calda e diretta della famiglia, nelle tragiche circostanze vissute dalla famiglia Englaro, dovrebbero ricevere il più grande riconoscimento, la Chiesa – con una contraddizione patente – chiude alla famiglia e invoca l’intervento dello Stato; alla com-passione di chi è direttamente coinvolto in quella tragedia, preferisce i diktat della legge, dei tribunali, dei carabinieri. Sia chiaro: lo Stato deve vigilare contro gli abusi – proprio per evitare il rischio espresso dal presidente del consiglio con l’espressione, in concreto priva di compassione, “togliersi un fastidio” – ma osservo come la legge che la Chiesa chiede assorbe nella dimensione statale tutte le decisioni etiche coinvolte: questo è il contrario della sussidiarietà e assomiglia molto allo Stato etico, allo Stato totalitario.»
(Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte Costituzionale a laRepubblica)
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Rompiamo il silenzio

11 February 2009 - Comments Off - permalink

Chiesa padrona

«Insomma, il cattolicesimo è l’unica confessione religiosa il cui organo di governo è posto al vertice di uno Stato sovrano. Nel panorama internazionale non esistono altri casi, se si eccettua la Politeia ortodossa del Monte Athos, che ha ottenuto un regime giuridico speciale dal governo greco, e che in questo senso costituisce un lontano parente del Vaticano. Senza però il diritto di voto nelle conferenze Onu, che la Santa Sede ha più volte esercitato per opporsi alle politiche di contenimento demografico e di pianificazione familiare (per esempio, nel 1992 a Rio de Janeiro o nel 1994 al Cairo) [...]. Senza una banca di Stato qual è lo Ior, che non emette assegni ma vanta depositi per almeno 5 miliardi di euro, che è stato al centro dello scandalo del Banco ambrosiano con la sua scia di cadaveri eccellenti (da Sindona a Calvi, ma dove nessuno può frugare se non con una rogatoria internazionale, sempre ammesso che venga accettata). Senza un prodotto interno lordo pro capite di 407.000 dollari, che rende di gran lunga il Vaticano lo Stato più opulento al mondo. E infine senza i privilegi doganali di cui quello stesso Stato s’avvantaggia per importare 1000 tonnellate di carne l’anno o 48 di spumante, un po’ troppo per i suoi 921 abitanti.
[...]

Che cosa accadrebbe se il nostro capo dello Stato, oppure il nostro presidente del Consiglio, si scagliasse contro i principi che governano il diritto della Chiesa?–br–Gli argomenti, diciamo così, non mancherebbero. L’ordinamento canonico non conosce il principio della separazione dei poteri, dato che il pontefice è al vertice del potere legislativo, esecutivo, giudiziario: una concentrazione senza eguali [...]. Nono conosce il suffragio universale per la preposizione alle cariche ecclesiastiche, utilizzando viceversa l’elezione da parte della sanior et maior pars, che è l’opposto del metodo democratico. Non conosce la certezza del diritto, sepolta da un sistema di dispense e privilegi che negano ogni criterio formale nell’osservanza della legislazione ecclesiastica. [...] Non conosce la libertà di culto, né tantomeno la libertà di manifestazione del pensiero, giacché qualunque scortesia verso la religione cattolica riveste sempre natura di reato e può venire castigata con l’espulsione dalla comunità religiosa (excommunicatio). Non conosce la regola della maggiore età per l’acquisto della capacità di agire, dal momento che le leggi ecclesiastiche obbligano tutti i battezzati che abbiano compiuto sette anni. Non conosce il principio d’eguaglianza fra i due sessi, poiché nega il sacerdozio femminile, e per sovrapprezzo nega alle suore il diritto allo stipendio e alla pensione. Ma neppure riconosce il principio d’eguaglianza all’interno del sesso maschile, dato che laici e chierici hanno una differente capacità di diritto pubblico: i diritti politici restano appannaggio dei soli sacerdoti, che rappresentano una casta con proprie norme, sanzioni, tribunali.

In breve, l’ordinamento giuridico della Chiesa esprime una caratteristica figura di ‘teocrazia ierocratica’ [...]: è un ordinamento dove il potere politico coincide con quello religioso (come avveniva in quasi tutti i paesi orientali dell’antichità classica), e dove vengono smentite le più elementari regole dello Stato di diritto. Tanto che nel 2001 la Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia per aver reso esecutiva una sentenza canonica di nullità matrimoniale, in violazione del principio del giusto processo. La vicenda è quanto mai eloquente: venticinque anni di vita coniugale vengono azzerati dalla Sacra Rota in poco più di un mese, a istanza del marito che per tale via intendeva chiaramente evitare gli oneri economici che s’accompagnano a un divorzio civile; e a sua volta la moglie non solo perde il diritto agli alimenti, ma lo perde attraverso una sorta di procedura segreta, durante la quale non le viene riconosciuto il diritto di nominare un avvocato, non le viene assicurato il principio del contraddittorio, non le viene attribuito nemmeno il diritto di conoscere gli atti processuali, dato che il tribunale ecclesiastico respinge la sua richiesta d’ottenere copia integrale della decisione.

[...]

Sta di fatto che la Chiesa cattolica rimane la sola istituzione dell’antichità sopravvissuta alla polvere del tempo. [...] Ma la questione ci riguarda quando il diritto canonico contamina il diritto dello Stato italiano, come accade per le sentenze di nullità matrimoniale, o come accade quando la curia licenzia un’insegnante di religione perché è divorziata e perché va a scuola in minigonna (è successo a Fano nel 2005). E ci riguarda maggiormente quando da quel pulpito piovono ogni giorno scomuniche e indirizzi per condizionare la vita pubblica italiana. [...]»

In, Michele Ainis, Chiesa padrona. Un falso giuridico dai Patti Lateranensi a oggi, Garzanti, 2009
Fonte: Stefano Beretta, Come lo Stato italiano sta cedendo sovranità a uno Stato estero, in Il primo amore

8 February 2009 - Comments Off - permalink

Diritti e rovesci

Ricordate il papa polacco? Com’era buono… buonissimo. Più il tempo passava e più appariva nella sua fragilità umana, più compassione – oso dire – cristiana suscitava. Era una vera carognata far notare che con il costo del suo guardaroba – in tutte le possibili sfumature del bianco – si sarebbero potuti vaccinare tutti i bambini dell’Africa o che, durante le visite pastorali, la sua mancata stretta di mano ad un prete o vescovo dell’America latina, troppo sbilanciato dalla parte dei poveracci ribelli, consegnava de facto il disubbidiente chierico nelle mani di… una feudataria inquisizione, diciamo. Ogni tanto, da quelle parti, preti e vescovi venivano ritrovati morti ma certo tutto questo non c’entrava nulla con il diritto canonico.
E se molti – e sempre più numerosi – non sono tornati all’ovile con le buone, ora il mondo ha il suo pastore tedesco, a ricordare che essere cattolici non è essere pecorelle al libero pascolo della fede, che diamine, esistono le leggi. E si rimette mano al diritto canonico; rigore e disciplina ci vogliono in questo mondo confusamente ruminante.
Fa grande rumore il caso dei vescovi ai quali ora viene tolta la scomunica. Furono ordinati da un vescovo a sua volta scomunicato, Marcel Lefebvre. [Assai utile, a riguardo, la lettura di questo articolo.] Sono fatti interni alla Chiesa, al suo ordinamento, al suo diritto. Canonico. Appianate le divergenze liturgiche, costoro tornano all’ovile. Vuole qualcuno rovistare nei sottofondi di quel Codice e trovare cause morali per le quali scomunicare un tale che nega la verità delle camere a gas? Sì? No?
Su altri fatti i riflettori si accendono raramente. Fatti ordinari, che possono toccare in sorte a milioni di noi. Noi che, volenti o nolenti, perché battezzati o sposati in chiesa “giusto per la tradizione”, abbiamo avuto a che fare con altri aspetti dell’ordine stabilito della Chiesa.
Leggo la notizia di una sentenza della Corte di cassazione (n. 814 del 15 gennaio 2009). Il matrimonio concordatario può essere sciolto quando i coniugi hanno rapporti protetti per non avere figli.
Per capirci: se una coppia – in piena concordia – usa il preservativo per evitare la trasmissione di malattie infettive, se una coppia usa un qualsiasi metodo contraccettivo per non far nascere figli condannati dal concepimento ad una grave malattia geneticamente trasmissibile, basta il ripensamento di una delle parti e, chiedendo l’annullamento ecclesiale del matrimonio, si ottiene automaticamente anche l’annullamento civile.
Qualcuno potrebbe obiettare – qualcuno lo ha fatto – che le leggi dello Stato Italiano non contemplano la procreazione come dovere che scaturisce dal vincolo matrimoniale. La Corte di cassazione ha risposto, di fatto: non importa.
Dall’altra parte, l’ordinamento dello Stato del Vaticano, dopo l’ultima modifica voluta da Papa Benedetto XVI riguardo le fonti normative e interpretative, non recepisce automaticamente le leggi dello Stato Italiano (come di nessun altro Stato): saranno messe al vaglio del Pontefice e da egli, eventualmente, autorizzate a farne parte.
I coniugi comunisti – ex o in procinto di diventare tali – sono  avvertiti. Ché la loro scomunica è ancora in vigore.
Oggi la Chiesa “riabilita” coloro i quali, con tenacia che ha paragoni solo in secoli lontanissimi, hanno combattuto le aperture del Concilio Vaticano II.
Concilio che, in uno dei suoi documenti conclusivi, ha posto fine all’antisemitismo teologico.
Concilio che fu vissuto da molti con grandi speranze. A quegli anni e a quelle speranze era legata la nascita del gruppo Ora Sesta, quello “autentico”, del quale questo “archivio della memoria e delle resistenze” non sarà mai abbastanza degno testimone.
T.M.
Do ut non des

28 January 2009 - Comments Off - permalink

faville d’acqua agli incroci dei venti

«mai ridurre la forza e la fantasia dell’acqua alla povertà di un suo temporaneo contenitore. se non troveremo canali ci faremo faville d’acqua agli incroci dei venti, per cercare nuove mappe e le parole per rammendarle»
(Lino Di Gianni)

24 April 2008 - Comments Off - permalink

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