«E se si sostituisse il crocifisso con il risorto? È uno spunto che ricevo dal bellissimo libro della teologa Maria Caterina Jacobelli, Risus Paschalis (edito da Queriniana): «Se i cristiani fossero coerenti con la loro fede, toglierebbero tutti i crocifissi dai muri delle loro case. E vi sostituirebbero un’immagine del Risorto. Sarebbe un gesto logico, se si riflette sulle parole di Paolo: “se Cristo non è risuscitato, vana è la nostra fede” (1 Cor 15, 14). Nella storia dell’umanità sono stati in molti, uomini e donne, a dare la vita per un altro; e i giusti uccisi innocentemente sono stati e saranno sempre un numero tragicamente grande. Ma uno solo è il risorto».
«48. Per la Corte, queste considerazioni comportano l’obbligo dello Stato di astenersi da imporre anche indirettamente, credenze, nei luoghi in cui le persone sono a suo carico o nei luoghi in cui queste persone sono particolarmente vulnerabili. La scolarizzazione dei bambini è particolarmente delicata perché in questo caso, il potere vincolante dello Stato è imposto a sensibilità che sono ancora mancanti (a seconda del livello di maturità del bambino), della capacità di assumere una distanza critica in relazione al messaggio di una scelta preferenziale espressa da parte dello Stato in materia religiosa. [...]
56. L’esposizione di uno o più simboli religiosi non può essere giustificata né con la richiesta di altri genitori che vogliono l’educazione religiosa coerente con le proprie convinzioni, né, come sostiene il governo, con la necessità di un compromesso necessario con i partiti politici di ispirazione cristiana. Rispetto le convinzioni dei genitori in materia di istruzione deve tener conto del rispetto delle credenze di altri genitori. Lo stato ha l’obbligo di neutralità religiosa nel contesto del l’istruzione pubblica obbligatoria in cui la partecipazione è richiesta a prescindere dalla religione e deve cercare di instillare negli studenti il pensiero critico.
La Corte non vede come l’esposizione nelle aule delle scuole pubbliche, un simbolo che è ragionevole associare con il cattolicesimo (la religione di maggioranza in Italia) potrebbe servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una “società democratica”, come concepito dalla Convenzione, pluralismo è stato riconosciuto dalla Corte costituzionale (cfr. paragrafo 24) nel diritto interno.
57. La Corte ritiene che l’esposizione obbligatoria di un simbolo di una confessione nell’esercizio della funzione pubblica per quanto riguarda situazioni specifiche, sotto il controllo del governo, in particolare nelle aule, limita il diritto dei genitori educare i loro figli secondo le loro convinzioni e il diritto di scolari di credere o di non credere. La Corte ritiene che ciò costituisca una violazione di questi diritti, perché le restrizioni sono incompatibili con il dovere dello Stato di rispettare la neutralità nell’esercizio del servizio pubblico, in particolare nel campo dell’istruzione.»
Don Alessandro Santoro, nell’ultima omelia alle Piagge di Firenze da dove è stato allontanato perché “reo” di aver sposato una donna nata uomo, “ha raccontato una parte del dialogo fra lui e il vescovo monsignor Betori quando gli ha comunicato di averlo sollevato dall’incarico: «A lui chiesi: sono in un limbo? E il vescovo mi ha risposto: “Bravo, è la risposta, hai detto bene, te sei e rimani in un limbo fin quando non imparerai a non dare scandalo della Chiesa all’opinione pubblica”».
«Il problema è – ha proseguito il sacerdote con tono ironico – che non imparerò mai, sicché non so quanto durerà questo limbo».”