Gussola, 25 aprile 2010

 

«I martiri del popolo son caduti per la libertà»

25 April 2011 - Comments Off - permalink

Risorto

«E se si sostituisse il crocifisso con il risorto? È uno spunto che ricevo dal bellissimo libro della teologa Maria Caterina Jacobelli, Risus Paschalis (edito da Queriniana): «Se i cristiani fossero coerenti con la loro fede, toglierebbero tutti i crocifissi dai muri delle loro case. E vi sostituirebbero un’immagine del Risorto. Sarebbe un gesto logico, se si riflette sulle parole di Paolo: “se Cristo non è risuscitato, vana è la nostra fede” (1 Cor 15, 14). Nella storia dell’umanità sono stati in molti, uomini e donne, a dare la vita per un altro; e i giusti uccisi innocentemente sono stati e saranno sempre un numero tragicamente grande. Ma uno solo è il risorto».

Tiziano Scarpa, Il crocifisso e il risorto (Il primo amore)

7 December 2009 - Comments Off - permalink

Della croce senza chiodi fissi

ma se dio è in ogni luogo,
sarà anche su quel chiodo vuoto

(aitan)

 

«48. Per la Corte, queste considerazioni comportano l’obbligo dello Stato di astenersi da imporre anche indirettamente, credenze, nei luoghi in cui le persone sono a suo carico o nei luoghi in cui queste persone sono particolarmente vulnerabili. La scolarizzazione dei bambini è particolarmente delicata perché in questo caso, il potere vincolante dello Stato è imposto a sensibilità che sono ancora mancanti (a seconda del livello di maturità del bambino), della capacità di assumere una distanza critica in relazione al messaggio di una scelta preferenziale espressa da parte dello Stato in materia religiosa. [...]
56. L’esposizione di uno o più simboli religiosi non può essere giustificata né con la richiesta di altri genitori che vogliono l’educazione religiosa coerente con le proprie convinzioni, né, come sostiene il governo, con la necessità di un compromesso necessario con i partiti politici di ispirazione cristiana. Rispetto le convinzioni dei genitori in materia di istruzione deve tener conto del rispetto delle credenze di altri genitori. Lo stato ha l’obbligo di neutralità religiosa nel contesto del l’istruzione pubblica obbligatoria in cui la partecipazione è richiesta a prescindere dalla religione e deve cercare di instillare negli studenti il pensiero critico.
La Corte non vede come l’esposizione nelle aule delle scuole pubbliche, un simbolo che è ragionevole associare con il cattolicesimo (la religione di maggioranza in Italia) potrebbe servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una “società democratica”, come concepito dalla Convenzione, pluralismo è stato riconosciuto dalla Corte costituzionale (cfr. paragrafo 24) nel diritto interno.
57. La Corte ritiene che l’esposizione obbligatoria di un simbolo di una confessione nell’esercizio della funzione pubblica per quanto riguarda situazioni specifiche, sotto il controllo del governo, in particolare nelle aule, limita il diritto dei genitori educare i loro figli secondo le loro convinzioni e il diritto di scolari di credere o di non credere. La Corte ritiene che ciò costituisca una violazione di questi diritti, perché le restrizioni sono incompatibili con il dovere dello Stato di rispettare la neutralità nell’esercizio del servizio pubblico, in particolare nel campo dell’istruzione.»
COUR EUROPÉENNE DES DROITS DE L’HOMME DEUXIÈME SECTION – AFFAIRE LAUTSI c. ITALIE (Requête no 30814/06) ARRÊT STRASBOURG 3 novembre 2009

5 November 2009 - Comments Off - permalink

Dalla parte degli ultimi


Don Alessandro Santoro, nell’ultima omelia alle Piagge di Firenze da dove è stato allontanato perché “reo” di aver sposato una donna nata uomo, “ha raccontato una parte del dialogo fra lui e il vescovo monsignor Betori quando gli ha comunicato di averlo sollevato dall’incarico: «A lui chiesi: sono in un limbo? E il vescovo mi ha risposto: “Bravo, è la risposta, hai detto bene, te sei e rimani in un limbo fin quando non imparerai a non dare scandalo della Chiesa all’opinione pubblica”».

«Il problema è – ha proseguito il sacerdote con tono ironico – che non imparerò mai, sicché non so quanto durerà questo limbo».”

2 November 2009 - Comments Off - permalink

La città brutta e assassina

di manginobrioches

La città brutta ora ha pure preteso vittime: lo sapevamo già che cresce ogni giorno, che vuole moltissimo spazio, che si mangia la terra il mare l’aria. Ora si mangia pure le persone.
La città brutta s’era accomodata a Giampilieri, dove già il nome chiama i padroni: Giovanni Pilifero era un vecchio proprietario di vigne, frutteti, campi e quella macchia folta ed estrema che qui cercano di scacciare a forza d’incendi, ogni estate. La collina stremata e domata era diventata bruna, asciutta, cattiva. Le strappavano gli alberi, uno a uno. La disossavano per allargare le case, case miserrime di ballatoi, doppivetri e alluminio anodizzato che s’affacciava sul letto asciutto, tutto ossa, del torrente.
Il torrente non c’era più: l’avevano fatto fuggire sottoterra, dove ruggiva di rabbia tra gli argini di cemento.
Ma tutta la città poggia, trasversale, sui torrenti ingabbiati, cancellati, negati. Al loro posto ci sono strade, fiumi di palazzine, argini di gres porcellanato adornati di parabole, schermati da avvolgibili, salutati dall’alto dalle gru fameliche che scrivono cose nel cielo.
Tutta la città poggia, trasversale, su passaparola, aiutini, condoni. Su occhi chiusi, sanatorie, aggiustamenti.
La città di carta bollata traccia una mappa alla quale la città di cemento si adegua, strada per strada, versante per versante. E sono brutte e cieche tutte e due.
La città strozza le vie di fuga, distorce il cammino naturale delle acque, le fa ristagnare nei colatoi segreti sotto l’asfalto. La città rimbocca le aiuole col cemento, sbarra il passo alle radici e taglia le chiome con le cesoie. La città scava i suoi colli coi cucchiai delle ruspe, per piazzare i cubi di calcestruzzo, le vernici epossidiche, il catrame.
La città è rivolta verso il mare perché non può farne a meno, ma non impara mai niente, dal mare. Il suo sogno malato è piastrellarlo tutto, fino all’altra sponda misteriosa, che oggi è blu domani è color drago dopodomani sparisce nella nebbia salata, poi ritorna e si siede sui davanzali. La città brutta aspetta il Ponte per vedere cemento anche quando guarda in alto, per vivere dentro la sua ombra e appoggiare tiranti alle sue zampe enormi. Agganciare terrazze, sopraelevazioni, nuove cubature.
La città brutta vuole sacrifici umani ogni giorno, con le sue vertebre anodizzate e bianche dentro il letto dei torrenti, sul bagnasciuga, in mezzo ai vapori dello Stretto. Scaccia arbusti, gatti, idee. Demolisce pensiline e magnolie. Mangia bellezza e bouganville. Mangia persone.
Quando cadde tutta, cento e un anno fa, fece lo stesso rumore di pietra spezzata, produsse lo stesso fango, fece venire alla luce i privilegi miserabili su cui poggiavano gli incerti pilastri. La città aveva spalle di pietra ma piedi d’argilla. Malte corrotte, mattoni asciutti, per risparmiare. Travi appese nel vuoto, pietre lisce raccolte dai torrenti. Facciate imponenti appena appoggiate ai tramezzi di fiammifero e stucco. Sindaci corrotti, opposizioni asciutte. Progetti appesi nel vuoto. Facce lisce.
Non imparò niente, la città, o poco.
Oggi ha ricostruito la sua trama d’ingiustizia, ma più brutta ancora. Con la menzogna del cemento armato, del ferro che spunta dai pilastri e s’infila dentro i letti asciutti dei torrenti.
E lo rifarà, lo rifarà.
Oggi ci sono stati i funerali di Stato. Quale Stato, poi. Uno stato in luogo perenne. Un Quarto Stato da cui nessuno esce, se non per diventare vittima della “natura matrigna”. Uno stato di catatonia. Uno stato delle cose immutabile: la terra, la città che covano i loro periodici cataclismi, con la complicità assassina di vicerè, palazzinari, predoni.

11 October 2009 - Comments Off - permalink

Credo vs credito (scolastico)

dalla sentenza n. 7076/2009 del TAR del Lazio sulla illegittimità della presenza dei docenti che insegnano religione cattolica di partecipare alle deliberazioni del consiglio di classe concernente l’attribuzione del credito scolastico

«In linea generale, il concetto di separazione tra la sfera religiosa e quella civile (cfr. Vangelo S. Matteo 22, 15-21) è stato uno dei preziosi contributi della Cristianità alla civiltà occidentale.

Oggi il principio della laicità dello Stato, se non è definito in alcuna norma, è stato chiaramente enunciato dalla Corte costituzionale nell’ampia accezione di “garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale”, e rispetto al quale lo Stato si pone in condizione di “neutralità” (cfr. sent. 12 aprile 1989, n. 203). I principi della Carta costituzionale postulano dunque uno Stato che, rispetto alla religione, non si pone in termini di ostilità, “ma si pone al servizio di concrete istanze della coscienza civile e religiosa dei cittadini” (così n. 203 cit.).
Nello specifico del problema proprio nella ricordata pronuncia, è stato poi affermato che l’insegnamento della religione cattolica concerne un diritto di libertà costituzionale “non degradabile, nella sua serietà e impegnatività di coscienza, ad opzione tra equivalenti discipline scolastiche”.
Sulla considerazione che la religione non è una “materia scolastica” come le altre deve essere ancorato il convincimento circa l’illegittimità della sua riconduzione all’ambito delle attività rilevanti ai fini dei crediti formativi. E ciò, non perché la religione cattolica non debba essere considerata un’attività priva di valori storici e culturali ma anzi, al contrario, non può essere considerata una normale disciplina scolastica proprio perché è un insegnamento di pregnante rilievo morale ed etico che, come tale, abbraccia quindi l’intimo profondo della persona che vi aderisce.
Al riguardo è stato autorevolmente sottolineato che, nelle società contemporanee, senza i valori religiosi anche molti non credenti perdono punti di riferimento.
La sfera religiosa concerne aspetti che coinvolgono la dignità (riconosciuta e dichiarata inviolabile dall’art. 2 Cost.) dell’essere umano; e spetta indifferentemente tanto ai credenti quanto ai non credenti, siano essi atei o agnostici (cfr. Corte costituzionale, 08 ottobre 1996, n. 334).

Ma proprio per questa ragione, sul piano giuridico, un insegnamento di carattere etico e religioso strettamente attinente alla fede individuale non può assolutamente essere oggetto di una valutazione sul piano del profitto scolastico per il rischio di valutazioni di valore proporzionalmente ancorate alla misura della fede in essa.

Sotto tale profilo è dunque evidente l’irragionevolezza dell’Ordinanza che nel consentire l’attribuzione di vantaggi curriculari, inevitabilmente collega in concreto tale utilità alla misura della (magari solo ostentata, verbale e strumentale) adesione ai valori dell’insegnamento cattolico impartito.
Tal circostanza, del resto, concerne anche gli stessi alunni che hanno aderito all’insegnamento della religione con un consapevole convincimento, ma il cui profitto potrebbe essere condizionato da dubbi teologici sui misteri della propria Fede.
Infatti, lo Stato, dopo avere sancito il postulato costituzionale dell’assoluta, inviolabile libertà di coscienza nelle questioni religiose, di professione e di pratica di qualsiasi culto “noto”, non può conferire ad una determinata confessione una posizione “dominante” – e quindi un’indiscriminata tutela ed un’evidentissima netta poziorità – violando il pluralismo ideologico e religioso che caratterizza indefettibilmente ogni ordinamento democratico moderno (Corte europea dir. uomo , 25 maggio 1993, n. 260).
In una società democratica, al cui interno convivono differenti credenze religiose, certamente può essere considerata una violazione del principio del pluralismo il collegamento dell’insegnamento della religione con consistenti vantaggi sul piano del profitto scolastico e quindi con un’implicita promessa di vantaggi didattici, professionali ed in definitiva materiali.»
vedi il testo completo

14 August 2009 - Comments Off - permalink

Hanno ragione gli uccelli

«I poteri hanno visto nelle isole dei luoghi di reclusione. Hanno piantato prigioni su ogni scoglio. Il mare nostro brulica di sbarre.
Gli uccelli invece vedono nell’isola un punto di appoggio dove fermare e riposare il volo prima di proseguire oltre.
Tra l’immagine di un’isola come recinto chiuso, quello dei poteri, e l’immagine degli uccelli di un’isola come spalla su cui poggiare il volo, hanno ragione gli uccelli.»
Erri De Luca a “che tempo che fa”, 20 maggio 2009

24 May 2009 - Comments Off - permalink

Non tacerò

(la seconda parte qui)

Roberto Saviano – monologo a Che tempo che fa
prima parte - seconda parteterza parte
*

 

 

Il documento diffuso a natale del 1991 in tutte le chiese di Casal di Principe e della zona aversana da don Peppino Diana e dai parroci della forania di Casal di Principe

26 March 2009 - Comments Off - permalink

Anatopismo

«Nel continente africano ci sono, oggi, tra i 28 e i 30 milioni tra malati di AIDS e sieropositivi. La cifra fa ovviamente riferimento al numero di persone infette che si conosce, ma è perfettamente verosimile che ce ne sia qualche milione in più nascosto da qualche parte e che semplicemente ancora non sa di essere ammalato. Di questi 30 milioni, in ogni caso, meno del 10% riceve una qualche forma di cura e un’assistenza sanitaria. Mi dicono che una delle cause maggiori dell’incidenza dell’HIV sia legata a un atavico problema che gli africani hanno con il preservativo: semplicemente, per l’africano medio i preservativi costano troppo; esiste – è vero – un grosso problema culturale legato a una forma di rifiuto di questa guaina di lattice: ci sono molti luoghi, in Africa, dove indossare il preservativo è ritenuto sconveniente, offensivo. Sopravvivono poi alcune forme di religiosità superstiziosa e di ignoranza, secondo cui è sufficiente possedere un preservativo per tenere lontani gli spiriti dell’AIDS: in alcune tribù e villaggi dell’Africa nera, si mette un preservativo su un bastone che viene lasciato sulla soglia della casa; poi si entra nella casa, si scopa e si rischia convinti che il totem della protezione impedirà al virus di entrare e di fare del male.Quindi quando Ratzinger dice che «Il problema dell’AIDS in Africa è un problema culturale» non ha per una volta del tutto torto: effettivamente spazzare via queste credenze e queste tradizioni idiote darebbe una mano piuttosto seria alla lotta alle malattie, di cui l’AIDS è la regina. Solo che il discorso del papa, in definitiva, mira alla restaurazione dell’astinenza sessuale – che è una pratica che non riesco nemmeno a definire anacronistica, perché considerarla un anacronismo sarebbe in qualche modo ammettere che c’è stato un tempo in cui alcuni popoli l’hanno praticata come regola. Predicare l’astinenza sessuale è un anatopismo: un neologismo orrendo che mi invento per spiegare che sì, da qualche parte, deve esistere qualcuno che pratica l’astinenza sessuale e l’ha praticata, ma che si tratta di una questione di spazio e non di tempo: io mi immagino che in alcuni conventi, in alcuni monasteri e in alcune case da qualche parte nel mondo ci sia qualcuno che pratichi l’astinenza sessuale. Questa però non è una regola: è o una pratica privata o un precetto di qualche ordine. Non è e non può essere un diktat antropologico. [...]
Nel corso dei millenni, la Chiesa è scesa a patti con tutto e ha mostrato la capacità di adeguarsi (benché con lentezza e con quel suo modo sempre arrogante e pachidermico) ai costumi dei tempi: tutte queste pratiche di adeguamento, però, a ben vedere hanno sempre escluso i corpi. I corpi umani e animali sono, nella considerazione della Chiesa, delle macchine riproduttive e di preghiera per cui ci sono soltanto regole e precetti e mai concessioni. La morale religiosa è conciliante con tutto fuorché con la sessualità e con i succhi corporei. Il fatto che siamo carne, sangue, nervi, cazzi, fiche, braccia e che tra le facoltà che ci governano ci sia anche quella cosa chiamata lussuria è qualcosa che la Chiesa non è mai riuscita ad accettare. Il corpo si reprime, si fustiga, si umilia in nome dell’anima e di un Dio che, però, come mi dicevo io da bambino uscendo da catechismo, se mi ha fatto anche il pisello e mi ha dato la lussuria vorrà pur bene anche a quelli, no? La Chiesa cattolica ha accettato e accolto, nei millenni, l’omicidio, il fuoco, le guerre e le invasioni, ma non accetta lo sperma e la sua dispersione. Ultimamente ha riaccettato di accogliere dei negazionisti nel suo seno, ma non accetta la sessualità: in pratica, per la Chiesa cattolica, è in questo momento meno grave negare l’Olocausto che scopare disperdendo il seme.La vergogna della scomuniche piovute su medici che hanno salvato la bimba brasiliana, messa incinta a nove anni da un mostro che gli fa da patrigno, nasconde una forma d’odio per la vita e per i corpi che mi fa rabbrividire: tu non devi essere toccato quando sei embrione, dice la Chiesa, ma una volta che il tuo corpo vaga per il mondo non conta più niente, sei tutta anima, per cui il fatto che qualcuno ti spari del seme nel ventre a nove anni non conta, è un dono di Dio e lo devi accettare e amare e rispettare, e quello che hai nella pancia è comunque una forma di vita, un’altra possibilità di lode a Dio e di redenzione. La Chiesa ama i progetti di uomo, i feti e gli embrioni, e se ne fotte delle atrocità commesse contro chi ha nove anni. La scomunica contro i medici che hanno aiutato a vivere questa povera creatura violentata e umiliata non è stata revocata. Ma anche loro hanno difeso una vita: una vita di nove anni!»
vedi: Andrea Tarabbia, I contenitori di sperma e lo stragismo, in Il primo amore

23 March 2009 - Comments Off - permalink

Lasciatemi tornare alla casa del Padre

Non c’è dubbio che il caso di Eluana sia stato accompagnato da una pessima informazione. Ma questo non è un alibi per evitare di affrontare lucidamente il problema. Si tratta di un problema di civiltà, che riguarda l’invasione della tecnologia medica nella vita umana. Mi trovo d’accordo con il filosofo cattolico, cattolicissimo, Giovanni Reale, quando vede nel caso di Eluana – sono sue parole – un abuso da parte di una civiltà tecnologica che vuole sostituirsi alla natura. Quando avverte che si è perduta la saggezza della giusta misura e la Chiesa e il Governo sono vittime di questo paradigma dominante, che vorrebbe tenere in vita Eluana contro la natura e, infine, quando cita Papa Wojtyla, che, rispondendo ai medici che gli offrivano di continuare a curarlo, disse: «Lasciatemi tornare alla casa del Padre».
Senato della Repubblica – 25 – XVI LEGISLATURA – 145ª Seduta Assemblea –
9 febbraio 2009
dal Resoconto stenografico, pp. 25-26
Intervento del sen. Veronesi
Signor Presidente, cari colleghi, in questi mesi, come è mia abitudine, ho molto ascoltato. Ma oggi mi sento moralmente in dovere di prendere la parola. Vi parlo per ciò che sono io, per quello che rappresento per i cittadini: un medico, un uomo di scienza che, per più di cinquant’anni, è stato vicino ai malati di cancro (che ha aiutato a guarire e a vivere a lungo, molto a lungo), ma vicino anche alla sofferenza, al dolore, alla morte.
Sono sconvolto dalla singolare, direi assurda, procedura cui stiamo assistendo. Una legge dello Stato, che riguarda la libertà individuale, verrebbe sbrigativamente approvata sull’onda delle emozioni sollevate da un caso mediatico. Perché questo è il caso di Eluana: un caso mediatico, perché non ha nulla di diverso, dal punto di vista scientifico e umano, da altre centinaia di casi di coma vegetativo permanente nel nostro Paese, di cui nessuno si occupa. Dietro a una legge emanata per Eluana non ci sarebbe, dunque, né logica, né razionalità, ma essenzialmente un’onda emotiva, che per sua natura è passeggera e, soprattutto, è una cattiva consigliera.–br–
Non c’è dubbio che il caso di Eluana sia stato accompagnato da una pessima informazione. Ma questo non è un alibi per evitare di affrontare lucidamente il problema. Si tratta di un problema di civiltà, che riguarda l’invasione della tecnologia medica nella vita umana. Mi trovo d’accordo con il filosofo cattolico, cattolicissimo, Giovanni Reale, quando vede nel caso di Eluana – sono sue parole – un abuso da parte di una civiltà tecnologica che vuole sostituirsi alla natura. Quando avverte che si è perduta la saggezza della giusta misura e la Chiesa e il Governo sono vittime di questo paradigma dominante, che vorrebbe tenere in vita Eluana contro la natura e, infine, quando cita Papa Wojtyla, che, rispondendo ai medici che gli offrivano di continuare a curarlo, disse: «Lasciatemi tornare alla casa del Padre».
Vedete, mantenere insieme un complesso di organi e cellule in una vita artificiale è un atto contro natura: tecnologicamente oggi la medicina è in grado di mantenere in stato vegetativo un corpo senza attività cerebrali quasi all’infinito, ma il fatto che lo si possa fare tecnicamente non significa che lo si debba fare eticamente.
Penso sia una mostruosità, e come me la pensano migliaia e migliaia di cittadini, terrorizzati dalla prevaricazione violenta della medicina tecnologica nella propria vita. Lo dico da uomo di scienza: la tecnologia non ha limiti in sé, e se noi, la società e le sue istituzioni non ci impegniamo a tracciare questi limiti rispetto alla vita dell’uomo, chi mai lo potrà fare?
Conosco bene la normativa italiana sul diritto di cura, perché ogni giorno la applico e la vivo insieme ai miei medici e ai miei malati: la nostra legge garantisce la possibilità di rifiutare ogni trattamento, anche di semplice sostegno, come le trasfusioni di sangue e la nutrizione artificiale; abolire questo diritto sarebbe un atto molto grave, che minaccia alle radici il principio di libertà individuale, base irrinunciabile delle democrazie moderne.
Voglio pertanto fare un appello alla ragione e alla coscienza di tutti noi e di tutti voi, in quanto membri del Senato, vale a dire di questa Camera alta, di questa istituzione a cui la gente guarda come un punto fermo nella confusione dei momenti di crisi: il nostro ruolo è di analizzare le situazioni più difficili con lucidità e saggezza e dare pareri obiettivi e lungimiranti. Ecco, credo sia nostro dovere, come senatori, guardare più in là dell’oggi e anche del domani e pensare anche alle conseguenze future delle nostre decisioni.
Vi chiedo, dunque, di fermarvi, di riflettere, di meditare e di non votare una legge in palese contrasto con i diritti garantiti dalla Costituzione e, soprattutto, una legge in conflitto con se stessa. Il movimento sul testamento biologico, infatti, è nato solo ed esclusivamente – lo sottolineo – per garantire ai cittadini di poter rifiutare quella condizione assurda ed inumana di una vita artificiale, che può protrarsi per decenni, priva di coscienza e di attività cerebrale.
Bene, al contrario, questo provvedimento imporrebbe a tutti, per legge, proprio questa fine terribile e innaturale.

12 February 2009 - Comments Off - permalink

Dove sono?

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