Luisito Bianchi: Lettera all’amico vescovo

22 November 2013 Comments Off

«La giá traballante, per il suo fondamento idilliaco, Théologie du travail, crollava completamente sotto i colpi della realtà che vivevo e che condividevo con i miei compagni, mentre per me prete il lavoro in sé, immettendomi in piena umanità senza più nessun privilegio crericale, acquistava per il prete una dimensione di Chiesa che lo insediava al centro del mistero non extra moenia in qualità di esploratore e di libero battitore. Emarginato, invece, risultai a distanza di tre anni dal gruppetto di preti che cominciavano, con o senza benedizione del loro vescovo, a lavorare in fabbrica e chiamarsi, sull’ondata francese, preti-operai. (…)

Che cosa sarebbe avvenuto nella Chiesa se questi preti, sparuto gruppo ma anche di una certa presa sull’opinione pubblica, fuori e dentro la chiesa, avessero legato il lavoro alla gratuità del ministero come fu all’inizio? Non è una domanda oziosa se si pensa a come il potere religioso li abbia saputo rendere inoffensivi dichiarandosi estranea, e spesso con fondamento, alla problematica che essi prospettavano. Non è, caro amico vescovo, che io ebbi, con tutta la Chiesa che mi sentivo di dentro, con tutta la dimensione ecclesiale che attribuivo, come dissi, al mio lavoro, un indice migliore d’ascolto su questa prospettiva che, ostimatamente, monotomamente, affermavo essere di Chiesa, non mia personale.» (p. 83-85)

Il libro sarà presentato venerdì 29 novembre alle 17,30 presso il Seminario di Cremona (via Milano)

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