Gli uomini che pregavano la luna

3 March 2013 Comments Off

Siamo all’inizio del Quattrocento. San Vitale è “una piccola chiesa di un quartiere molto popolare, non una parrocchia, ma un santuario dedicato a un altro pellegrino, un tedesco di Colonia, ucciso qui da malnati che lo volevano derubare… un luogo di devozione popolare, anche accesa, viscerale”. Non è un luogo “molto sorvegliato, né molto frequentato dai preti e dai religiosi che, è noto, non hanno molta inclinazione per gli entusiasmi popolari”. Un giorno passa lì un uomo – uomo colto, certamente, non un mercante qualsiasi –, arrivando dal porto di Cremona “dove si fermavano e da dove ripartivano i barconi carichi di sale, di carnesecca, di stoffe e di ogni altra merce che i mercanti cremonesi chiedevano a Ravenna o a Venezia e che rispedivano da qui al resto della Lombardia o alle più lontane terre di Germania e di Francia”.

Il nostro uomo si fermerà poco, in città, ma intanto compra uno spazio votivo sulle pareti della chiesa di San Vitale e commissiona l’affresco. Non un’immagine qualsiasi – una Madonna col bambino o un santo –, no. Un barbuto che pare un eremita, e prega la luna. Proprio una bella “faccia di Luna”.

Sembra la trama di un film – “Il nome della luna”, se vi va… – ma non lo è; vi sto invogliando a leggere uno studio di Gianpietro Torresani – pubblicato su carta nel 1997 a cura dell’Archivio del Movimento Operaio e Contadino di Persico Dosimo, e ormai introvabile – “Gli uomini che pregavano la luna”.

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