Tante volte di sabbia e castelli

25 November 2010 Comments Off

(insistito triste e testardo)

[25 novembre 2010: Giornata mondiale contro la violenza sulle donne]

di Zaritmac

Volgiamo le spalle al mare. Gambe incrociate. Intente. I capelli lungi sciolti e abbandonati sul viso, come cortine. Le teste chine in avanti, le mani attente a raccogliere pugnetti di sabbia e impastarli con l’acqua del mare.

E parla il mare. No. Sussurra. Con una metrica impeccabile, racconta una storia lieve lieve, a voce così bassa che non si sente. Non si comprende. E’ solo un sospiro intenso e sottile, una canzone ritmica che chiede il La al vento. Una brezza tesa, ma tenera. Una canzone greve greve, e noi niente. Come se fosse niente. Come se non ci fosse un requiem alle ore annegate, invano, dentro il rosario sussurrato, grano a grano, dall’onda figlia mano a mano con la risacca madre e un’illusione di orizzonte. La curva immaginaria, la svolta che non c’è sopra il petto del mondo.

Con cura estrema costruiamo, da anni e anni, qui sedute spalle al mare, piccoli castelli di sabbia. Poi ci teniamo per mano appena, sfiorandoci in un’intesa muta e dolente, guardandoli crollare. E la sabbia torna liscia, e le buche scavate si colmano di acqua e conchiglie frantumate; i nostri occhi, i nostri occhi di lacrime. In quegli attimi in cui scostiamo dai capelli il viso, con un gesto imperioso e rapido del capo, per voltarci via l’un l’altra il pianto e lasciare sfiato al singhiozzo controvento. Volgiamo le spalle al mare e ricominciamo a costruire minuscoli castelli di sabbia. Pazienti.

Crescendo di un millimetro al mese, mettendo radici dai calcagni, intrecciandoci le dita nei terreni morbidi e neri delle notti che ci avvolgono quelle volte, le volte, le tante, che ci concediamo l’abbraccio e il silenzio che dice.

Costruiamo intente, capelli sul viso, spalle al mare. E continuano a crollare minuscoli castelli di sabbia e gli angoli delle nostre bocche, dove da anni aspettiamo che solidifichino sorrisi.

E ricominciamo a costruire. Castelli di sabbia che s’appiattiscono senza rumore nella baia delle nostre cosce incrociate sulla riva, spalle al mare. Un cerchio fragilissimo, che non protegge. E l’acqua torna al mare, sfugge, distrugge piccolissimi castelli di sabbia dove nemmeno noi così piccole potremo entrare mai.

 

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