Datemi s’istentu

23 January 2010 Comments Off

Io non so davvero perché le persone – alcune persone – si ritrovino con la Storia e le storie nel cuore della propria vita. Può essere ben spiegato l’interesse che uno sviluppa per la ricerca storica ma questa è un’altra cosa. Io sto pensando a persone – isole o continenti – con una faglia nel petto, invisibile fino a che, un giorno, lo spostamento in direzioni opposte dei due lembi non la palesa, facendo erompere il secolare magma della memoria.
Si racconta – si dice – la memoria sull’orlo di una faglia individuale e collettiva, con il fu come verbo esistenziale dell’Utopia; mito di fondazione del noi.

Il noi di Gianni Cossu appare – in carne di parola – sul suo blog bardofulas (Imprentas impresse). Il narratore “bobboti” ha fatto e fa molto di più, io credo, della rievocazione di figure e dell’invenzione di personaggi. Il suo tiu Borì come la sua Maria Pipiola escono da quella crepa nella terra, restituendo antico senso al racconto che è dare conto della verità – la loro – nella resurrezione verbale.
E restituiscono, anche, autentico senso alla “cultura tradizionale”, quella – che oggi si ha quasi timore di definire – “delle classi subalterne”. Più di ogni definizione dice, ad ogni modo, la straordinaria coerenza immaginifica dei suoi racconti. Nulla concede, questa, al “folklore”; (re)stando dentro la matrice crea non copie fuori-tempo ma calchi atemporali, universali, nella verità del mythos.

Datemi s’istentu. Datemi il tempo, «il tempo lento dell’attesa, il tempo vano dell’indugio», datemi quello che non-esistendo esiste, una storia.
Raccolti in un e-book, 17 testi* provenienti da un mondo vero e meraviglioso. Ma forse bisognerebbe sottolineare ‘e’.

t.m.

(Come nel caso di altri “e-book” di OS, la scelta dei testi, il loro ordine e qualsiasi altra manomissione degli originali sono da imputare a sottoscritta.)

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