Anatopismo

23 March 2009 Comments Off

«Nel continente africano ci sono, oggi, tra i 28 e i 30 milioni tra malati di AIDS e sieropositivi. La cifra fa ovviamente riferimento al numero di persone infette che si conosce, ma è perfettamente verosimile che ce ne sia qualche milione in più nascosto da qualche parte e che semplicemente ancora non sa di essere ammalato. Di questi 30 milioni, in ogni caso, meno del 10% riceve una qualche forma di cura e un’assistenza sanitaria. Mi dicono che una delle cause maggiori dell’incidenza dell’HIV sia legata a un atavico problema che gli africani hanno con il preservativo: semplicemente, per l’africano medio i preservativi costano troppo; esiste – è vero – un grosso problema culturale legato a una forma di rifiuto di questa guaina di lattice: ci sono molti luoghi, in Africa, dove indossare il preservativo è ritenuto sconveniente, offensivo. Sopravvivono poi alcune forme di religiosità superstiziosa e di ignoranza, secondo cui è sufficiente possedere un preservativo per tenere lontani gli spiriti dell’AIDS: in alcune tribù e villaggi dell’Africa nera, si mette un preservativo su un bastone che viene lasciato sulla soglia della casa; poi si entra nella casa, si scopa e si rischia convinti che il totem della protezione impedirà al virus di entrare e di fare del male.Quindi quando Ratzinger dice che «Il problema dell’AIDS in Africa è un problema culturale» non ha per una volta del tutto torto: effettivamente spazzare via queste credenze e queste tradizioni idiote darebbe una mano piuttosto seria alla lotta alle malattie, di cui l’AIDS è la regina. Solo che il discorso del papa, in definitiva, mira alla restaurazione dell’astinenza sessuale – che è una pratica che non riesco nemmeno a definire anacronistica, perché considerarla un anacronismo sarebbe in qualche modo ammettere che c’è stato un tempo in cui alcuni popoli l’hanno praticata come regola. Predicare l’astinenza sessuale è un anatopismo: un neologismo orrendo che mi invento per spiegare che sì, da qualche parte, deve esistere qualcuno che pratica l’astinenza sessuale e l’ha praticata, ma che si tratta di una questione di spazio e non di tempo: io mi immagino che in alcuni conventi, in alcuni monasteri e in alcune case da qualche parte nel mondo ci sia qualcuno che pratichi l’astinenza sessuale. Questa però non è una regola: è o una pratica privata o un precetto di qualche ordine. Non è e non può essere un diktat antropologico. [...]
Nel corso dei millenni, la Chiesa è scesa a patti con tutto e ha mostrato la capacità di adeguarsi (benché con lentezza e con quel suo modo sempre arrogante e pachidermico) ai costumi dei tempi: tutte queste pratiche di adeguamento, però, a ben vedere hanno sempre escluso i corpi. I corpi umani e animali sono, nella considerazione della Chiesa, delle macchine riproduttive e di preghiera per cui ci sono soltanto regole e precetti e mai concessioni. La morale religiosa è conciliante con tutto fuorché con la sessualità e con i succhi corporei. Il fatto che siamo carne, sangue, nervi, cazzi, fiche, braccia e che tra le facoltà che ci governano ci sia anche quella cosa chiamata lussuria è qualcosa che la Chiesa non è mai riuscita ad accettare. Il corpo si reprime, si fustiga, si umilia in nome dell’anima e di un Dio che, però, come mi dicevo io da bambino uscendo da catechismo, se mi ha fatto anche il pisello e mi ha dato la lussuria vorrà pur bene anche a quelli, no? La Chiesa cattolica ha accettato e accolto, nei millenni, l’omicidio, il fuoco, le guerre e le invasioni, ma non accetta lo sperma e la sua dispersione. Ultimamente ha riaccettato di accogliere dei negazionisti nel suo seno, ma non accetta la sessualità: in pratica, per la Chiesa cattolica, è in questo momento meno grave negare l’Olocausto che scopare disperdendo il seme.La vergogna della scomuniche piovute su medici che hanno salvato la bimba brasiliana, messa incinta a nove anni da un mostro che gli fa da patrigno, nasconde una forma d’odio per la vita e per i corpi che mi fa rabbrividire: tu non devi essere toccato quando sei embrione, dice la Chiesa, ma una volta che il tuo corpo vaga per il mondo non conta più niente, sei tutta anima, per cui il fatto che qualcuno ti spari del seme nel ventre a nove anni non conta, è un dono di Dio e lo devi accettare e amare e rispettare, e quello che hai nella pancia è comunque una forma di vita, un’altra possibilità di lode a Dio e di redenzione. La Chiesa ama i progetti di uomo, i feti e gli embrioni, e se ne fotte delle atrocità commesse contro chi ha nove anni. La scomunica contro i medici che hanno aiutato a vivere questa povera creatura violentata e umiliata non è stata revocata. Ma anche loro hanno difeso una vita: una vita di nove anni!»
vedi: Andrea Tarabbia, I contenitori di sperma e lo stragismo, in Il primo amore

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