In simple mode

26 September 2008 Comments Off

di Lam

Aveva corde di fieno – quattro.
Urlò suo padre -
mentre spennava il gallo:
“Legale alla caviglia, vola”.

Nel cappello teneva un merlo.
Disse sua madre -
Mentre slegava il sacco:
“Tienilo in gabbia, prova”.

Ne fece una collana.
Anelli alle zampe – stretti.
E filo d’argento – coda.
Come recinto – un salto.

Brillò così l’uccello
Ardeva fra quei capelli
Cantò sulla sua testa
Sotto il cappello – i campi.

Bavero, stivale, cintura – e ferro.
Ahi – che male – lingua imbrigliata, mora.
In bilico – sui pistilli – distesero il cielo i giorni.

Quando spararono alle lepri – le cerniere aperte
- quelli – mostrarono nembi agli occhi
E nebbia fra le narici – a stemperarne impronte.
Uscivano parole muffe – Sulla sua bocca, un bruco.
Dispiace, disgrazia, oh Dio – il suo nome.
Ghiande di sangue – farina di sposa.
Verde, ruggine, acqua – giorni di pioggia e afa.
Parlarono come sapessero il luogo – il giorno -
l’ora in cui passeranno sterne, germani – i morti.
La nuova stagione – o chiusa
Fin dalla luna piena.

Strisciarono lungo vernice oliosa, pellicce e sguardi finti
Sillaba di rossetto – menzogna, riparazione, scherno.
Qualcuna allargò le gambe, ne fece uscire un topo.
Davanti alla tomba – un prete parlò – col muro
Furono mosche e fiori – afrori di farsa, scongiuri.
E tacchi di cavalletta schiacciavano – foglie, terra – i figli.
Non nacque spiga dai passi – solo ricordi larva.

Allora, tolse il cappello la donna.
Frulla il merlo.
Rupe, vallata, bosco – cresta di montagna, gola – Domani.
Dagli occhi al petto, dal pube al piede.
Cantò il suo merlo – nel riccio – al riparo vissuto.
Bulbo, guancia, seme di madre – pelo.
Cantò ciò che sapeva
Che aveva sentito, oltre guardassero alcuni.
E soprattutto, com’era buono un bacio.

Ebbe catene – fu forca il sole – e chiavi la terra.
Ma il padre offrì del vino – la prima volta sembrava.
Farò così, se griderà dal vento.
La madre lavò erba rossa – come inventata quel giorno.
Farò lo stesso, se chiamerà dai pini.

Sotto gli spari, un nido – covava di nuovo sogni –
Odori – fra i gusci infranti – muove.

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