Essere partigiano di oggi

1 May 2008 Comments Off

Braccianti in piazza, 18 settembre 1948 (Foto: Archivio Storico Cgil Cremona)
«Quando tu mi chiedi – conclude il compagno Tavana – perché mi impegno tanto per il partito, il sindacato, la cooperativa, ebbene questa volontà viene da quello che ho vissuto, dalle angherie che ho visto e subito. A cominciare dal fatto che non è vero che la guerra sia una specie di maledizione di Dio, come si è sempre voluto di far credere.
Così è vero che l’ingiustizia sociale, la prepotenza, il ricatto contro chi lavora e suda, contro chi alza la testa affrontando queste ingiustizie, è conseguenza dello sfruttamento capitalistico.
A protestare isolatamente non si combina niente. Questa esperienza l’ho fatta personalmente: se non ci si impegna per far capire alla gente i problemi, come comportarsi e quale strada percorrere, anche a costo di sacrifici, potremo avere non una ma mille ragioni, ma esse non si faranno strada e chi soffre continuerà a soffrire e la prepotenza continuerà ad imperversare.
I partigiani di ieri combattevano con le armi, pativano la galera, i fascisti e tedeschi li perseguitavano ma loro hanno raggiunto lo scopo. Essere partigiano di oggi significa combattere con altre armi, quelle della lotta politica, quelle dell’impegno di ogni giorno”.
“Altre vie vincenti – dice il compagno Romagnoli – non ne esistono”. Ed io penso che non abbia torto.»
(I ricordi di Angelo Manzini, a cura di Giuseppe Azzoni. Quaderni dell’Archivio Cgil di Cremona)

 

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