Il dovere della memoria

8 April 2008 Comments Off

di Teréz Marosi

Direte che i «titoli» dovrebbero essere rivolti alle persone solo fino a quando ricoprono la carica. Sono d’accordo ma l’esperienza mi suggerisce un’eccezione. Camminando per strada con Franco Dolci, Presidente dell’Amministrazione Provinciale dal 1975 al 1980, noterete che lo fermano molti – e non solo anziani, non solo «compagni» – salutando «Buon giorno, Presidente!» A distanza di 25 anni quel «presidente» non può che essere espressione di immutata stima, riconoscimento di qualità umane e politiche, talvolta verso un avversario.
Alcuni anni fa, su richiesta dello Spi-Cgil, anche Franco Dolci aveva preparato un breve riassunto della propria storia, definendola la storia di un «turacciolo che andava bene per tutte le bottiglie…» Può apparire una conclusione amara velata di autoironia. Errore. È l’insegnamento che Franco Dolci ricevette alla Scuola quadri del Pci, nel 1948: il buon funzionario deve essere preparato ad ogni compito che il Partito avesse l’esigenza di affidargli. Gli insegnamenti, allora, non contemplavano le aspirazioni personali. Parlavano della Causa e dei Compiti. Mezzo secolo di storia del Cremonese può essere raccontata attraverso i «compiti» affidati a Franco Dolci. Pci, Camera del lavoro (per pochi mesi), Fgci, cooperazione, Amministrazione Provinciale, Aem, poi di nuovo il partito e tutt’ora l’Anpi. In «privato» solo la pesca e le (tante) buone letture.
Si racconta che una volta le sezioni del Pci venivano invogliate a migliorare i risultati del tesseramento mettendo «in palio» un comizio di Dolci; negli ultimi decenni tanti hanno espresso il desiderio di essere accompagnati all’ultimo viaggio da una sua orazione. Il «popolo» di Dolci di parole urlate al vento ne ha sentite tante, lungo la storia. Poi ha scelto Franco Dolci come «oratore di fiducia» perché le sue parole sono capaci di volare al vento della passione e posarsi, depositarsi in una memoria collettiva, con il peso della loro credibilità.
In centinaia di quaderni manoscritti – e nelle fotografie accuratamente inserite sulle pagine – giace la memoria del secondo dopoguerra, 50 anni di storia del movimento e delle istituzioni, di persone note e di quelle rimaste nell’anonimato per i più, ma non agli occhi del «cronista» Franco Dolci. Un signore mi disse che aspettava la Festa dell’Unità del Cambonino anche perché sarebbe senz’altro arrivato Dolci con qualche nuovo opuscolo «ciclostilato in proprio», mezzo senza pretese che ha scelto per condividere con gli amici le sue (le loro) «memorie». In un libro vero e proprio sono state pubblicate le «Cronache del fiume e della golena».
La storia locale è figliastra della storiografia? Proprio no. Quella scritta da Franco Dolci è poi figlia del «dovere della memoria», a nome e per conto del «popolo» italiano.

In: Il Piccolo – giornale di Cremona, 19 novembre 2005

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