Franco Dolci

14 June 2006 Comments Off

Aderisce al Pci nell’immediato dopoguerra. Con il compagno Giacomo Bergamonti entra nella Commissione Stampa e Propaganda ricoprendone varie responsabilità, fino a divenirne responsabile.
Passò poi alla responsabilità della Commissione Giovanile; fu sul Cremasco e svolse la campagna elettorale del 18 aprile 1949 sul Casalasco. Indi fu inviato alla Scuola Centrale Quadri.
Tornato, fu – a cavallo del 1948-49 – responsabile dell’organizzazione della Camera Confederale del Lavoro con segretario Adriano Andrini. Qui guadagnò una condanna a 18 mesi per le note lotte agrarie del tempo.
Nel marzo 1949 il Comitato Centrale del Pci decide la ricostituzione della Fgci e Dolci è chiamato ad esserne il primo Segretario. Dopo il 1° Congresso (marzo 1950) è richiamato alla Stampa e Propaganda per poi assumere la segreteria del movimento dei partigiani della pace. Ottima esperienza in estrema povertà di mezzi.
Nel 1954 ripasserà al partito come Responsabile della Commissione stampa. È un periodo difficile per il riflusso delle lotte e per la difficile tenuta organizzativa del partito.
Nel 1961 è Vice presidente e poi Presidente della Federcoop. Vive le esperienze difficili ma esaltanti del passaggio della Coop ad autentica autonomia come impresa economica.
Dopo 11 anni di lavoro nella cooperazione, fu richiamato al partito a ricoprire la carica di Segretario della Federazione. Il successo elettorale del 1975 lo porterà alla presidenza dell’Amministrazione Provinciale. Senza una maggioranza precostituita governerà fino al 1980.
Ricoprirà poi la carica di presidente dell’AEM dove approfondirà le sue conoscenze dei problemi economici ed amministrativi. Dopo 5 anni, terminato il suo mandato, su sua richiesta, seguirà le sezioni di Partito nella zona di Soresina prima e in quella di S. Daniele, Motta Baluffi, Pieve S. Giacomo ecc. poi. Ha sempre amato il gusto per il rapporto con le sezioni.
Infine i compagni l’hanno chiamato a dare una mano all’Anpi, cosa che dura da 8 anni.
Attualmente legge, scrive e, quando glielo chiedono, parla. Pensa che nella situazione presente ci sia ancora tanto bisogno di parlare. Non con la tv, ma con il rapporto diretto con la gente.
Questa è, per sommi capi, la storia del classico “turacciolo che andava bene per tutte le bottiglie…”

Cremona, 30 aprile 2004

Franco Dolci

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